Pellè sì, Pavoletti no: la Nazionale alla prova del 9


Vieri, Baggio, Del Piero, Inzaghi e Chiesa: questo era l’attacco azzurro al Mondiale francese del 1998. A Euro2016, l’Italia si aggrappa al “centrattacco” del Southampton, mai esploso in serie A


Graziano Pellè nato il 15 luglio 1985, al Southampton da luglio 2014
Graziano Pellè nato il 15 luglio 1985, è al Southampton dal luglio del 2014

Vieri, Baggio, Del Piero, Chiesa e Inzaghi. Erano questi gli attaccanti a disposizione di Cesare Maldini l’ultima volta che la Nazionale italiana andò a giocarsi un grande torneo in Francia. Era il Mondiale del 1998, sembra passata una vita. Specie se comparata alle scelte che Antonio Conte si appresta a fare a due settimane dal debutto all’Europeo. Alla vigilia della decisione definitiva sui 23 convocati, sembra che resterà a casa uno tra Eder, Insigne, Immobile e Zaza.

Pellè, in gol anche contro la Scozia, sembra già certo della sua maglia da titolare. Numero 9 sulle spalle, fisico possente e stacco di testa imperioso, 194 centimetri d’altezza, 84 chili di peso forma: insomma, l’archetipo del centrattacco. A 30 anni, l’attaccante leccese sarà chiamato al primo grande torneo internazionale, rappresentando anche la crisi e le contraddizioni di un reparto offensivo che paradossalmente ha tutto da dimostrare.

Christian Vieri, in gol al Mondiale francese del 1998
Christian Vieri, in gol al Mondiale francese del 1998: 5 gol in 5 partite

Così all’Europeo l’Italia si aggrapperà a una punta che nel nostro campionato ha trovato poco spazio in serie A, girovagando senza trovare fissa dimora, né la via della rete: Lecce, Catania, Crotone, Cesena, Parma e Sampdoria. Le fortune sono arrivate in Olanda, prima all’Az Alkmaar e poi soprattutto al Feyenoord, con ben 50 gol in 57 presenze. Il suo allenatore, Ronald Koeman, guarda caso se l’è portato anche in Inghilterra, continuando a farlo segnare al Southampton. Attenti, anche al Mondiale del ’98 Christian Vieri arrivò dopo aver giocato e segnato all’estero. Con l’Atletico Madrid 24 gol in 24 partite, una delle stagioni d’oro proseguita poi in terra transalpina: quattro reti nelle tre partite della fase a gironi, gol vittoria agli ottavi contro la Norvegia prima dell’eliminazione ai rigori contro la Francia. Gol a grappoli, altri tempi.

Non tanto diverse le storie dei compagni di reparto di Pellè. Eder è arrivato all’Inter solamente a 30 anni e non ha mai giocato una competizione internazionale. A 25 anni fatica a trovare posto nella Juventus Simone Zaza, mentre Ciro Immobile ha confermato di trovarsi più a suo agio in realtà medio-piccole, dopo aver fallito il tentativo di emulare Pellè emigrando all’estero. E’ tornato al Torino, senza lasciare traccia al Borussia Dortmund e al Siviglia. Infine la prima vera stagione in A a suon di gol (20 in 35 partite) non è bastata a Leonardo Pavoletti per meritarsi la convocazione di Conte. Diverse squadre lo cercano, chissà che anche lui non vada all’estero. Magari seguendo la “parabola Pellè”.