Da Roma a Parigi, è partita la settimana della monnezza


Gli scioperi dei netturbini paralizzano la raccolta dell’immondizia. In Italia l’adesione ha superato il novanta percento, con disagi quasi ovunque. Gli operatori ecologici chiedono il rinnovo del contratto di lavoro scaduto ventotto mesi fa


Quando non ci sono, si nota. Il primo sciopero generale dei netturbini dal 2008 arriva quando gran parte dell’Italia è già stata avvolta dalla calura estiva. Come di consueto al centro dell’attenzione c’è Roma, le cui strade sono colme di immondizia lasciata a marcire sotto il sole. Uscendo di casa questa mattina, gli abitanti della Capitale si sono trovati di fronte alla marea di spazzatura mai raccolta dalla notte scorsa. Tanto peggio tanto meglio per i centomila lavoratori di tutta Italia che spingono per il rinnovo di un contratto di lavoro scaduto ventotto mesi fa. Roma non è l’unica metropoli europea in emergenza rifiuti. A Parigi, dove infuria la protesta contro la riforma del lavoro promossa dal governo di Manuel Valls, cento lavoratori hanno bloccato il più grande centro di trattamento dei rifiuti della città. La mossa dei sindacati ha paralizzato la raccolta dell’immondizia in tutta la regione della capitale.

13325546_973533289431916_8417257914872995808_nAnche in Italia, la mobilitazione è riuscita in pieno. «In tutto il Paese l’adesione è sopra il novanta percento. A Roma siamo sopra l’ottanta, pochissimi mezzi Ama sono usciti in strada e molte sedi aziendali sono rimaste chiuse» esulta Angelo Curcio, coordinatore nazionale FIT-Cisl per il comparto igiene ambientale. «In questo momento ci troviamo in trattativa con Utilitalia, a cui fanno riferimento le aziende di proprietà pubblica, e Assoambiente, un’associazione legata a Confindustria a cui fanno capo i privati». Proprio di fronte alla sede di Utilitalia in piazza Cola di Rienzo, 1500 lavoratori hanno organizzato un sit-in che questa mattina ha causato alcuni problemi al traffico.

Disagi si sono registrati su tutto il territorio nazionale. A Venezia, dove l’adesione è stata del cento per cento, è caduto nel vuoto l’appello di Veritas, azienda incaricata dell’igiene urbana, a non lasciare per strada i rifiuti in laguna, dove vige il porta a porta. In un post sul proprio profilo Facebook, la ditta ha comunicato che per accelerare le procedure di raccolta, tutta la spazzatura verrà rastrellata senza separare i rifiuti di diverso tipo. In Puglia ha scioperato il novanta percento dei lavoratori pubblici, con il sessanta percento a Foggia e Bari. In Calabria le adesioni hanno superato l’ottanta percento, con un sit-in di fronte alla sede di Unindustria a Catanzaro. Raccolta a rilento anche ad Ancona e a Palermo.

«Il nostro obiettivo è trasformare il vecchio accordo in un vero contratto industriale, che dia ai lavoratori la possibilità di intervenire nelle scelte aziendali. Abbiamo anche chiesto di tutelare in modo più rigoroso la salute e la sicurezza dei dipendenti, che operano in un settore tradizionalmente a rischio» dice Curcio. I sindacati mirano dunque a un regime “alla tedesca”, con gli impiegati coinvolti nel management delle aziende. Per fare questo, hanno accettato di aumentare le ore di lavoro settimanali da trentasei a trentotto, come richiesto dalle controparti. Ciò nonostante, la situazione non si sblocca. La posizione dei netturbini che hanno cambiato datore di lavoro a causa dei passaggi di gestione da un’azienda a un’altra, rappresenta un altro nodo da sciogliere. «Non è accettabile che chi fa questo mestiere da trent’anni venga considerato un nuovo assunto quando cambia l’azienda appaltatrice. In questo modo migliaia di persone vengono esposte alle norme sul licenziamento facile previste dal Jobs Act».

Il Codacons ha nel frattempo presentato un esposto alla Procura di Roma, in cui chiede di aprire un’indagine sui possibili reati a sfondo sanitario e ambientale compiuti da chi oggi ha incrociato le braccia. Reclamo che sembra però destinato a cadere nel vuoto. Secondo la legge numero 146 del 1990, la raccolta dei rifiuti rientra tra i servizi pubblici essenziali per i quali il diritto di sciopero può essere limitato dalle autorità. Le prestazioni minime sono state garantite ovunque, specie negli ospedali e nelle carceri. Spiega Raffaele Fabozzi, docente di Diritto del Lavoro alla Luiss di Roma: «Scioperi in settori delicati come quello della raccolta dei rifiuti possono essere portati avanti fintanto che si tutela il diritto alla salute. In caso contrario, le autorità e nello specifico i prefetti o addirittura i ministri possono obbligare i lavoratori a tornare al lavoro. Ciò che conta è che si garantisca un servizio minimo».

L’agitazione sembra aver sortito degli effetti. L’Anci, l’associazione dei sindaci, per bocca del delegato a energia e rifiuti Filippo Bernocchi e di Piero Fassino, che la presiede, ha lanciato un appello a riprendere il dialogo. «Lo sciopero odierno dei lavoratori e delle lavoratrici dell’igiene ambientale delle aziende pubbliche e private sta creando gravissimi disagi ai cittadini, per cui già da domani sarà necessario rimettersi al lavoro per far sì che il confronto tra sindacati e aziende riprenda al più presto e in maniera costruttiva».