Parisi «coerente», Sala «concreto»: fotofinish a Milano


Prove tecniche di coalizione nella città meneghina. Lì è in gioco il futuro della politica nazionale, parola di La Russa, Fratelli d’Italia, e Bussolati, segretario metropolitano del PD


sala_parisiDiciassette liste e nove candidati. Ma la gara per la poltrona di Palazzo Marino sarà un gioco a due. Sono Beppe Sala e Stefano Parisi i favoriti per la vittoria alle amministrative di Milano. La partita di Milano è fra le più importanti della tornata elettorale del 5 giugno. Per il PD una vittoria a Milano sarebbe probabilmente l’unico modo per limitare i danni delle probabili sconfitte a Roma e Napoli.

Secondo i sondaggi il favorito resta Giuseppe Sala, candidato del centrosinistra dopo la vittoria alle primarie. La candidatura ha rotto la coalizione arancione che nel 2012 sostenne Giuliano Pisapia. Facevano parte di quella coalizione anche formazioni della sinistra radicale, che hanno converso sulla lista “Milano in Comune” (formata da Possibile, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e L’Altra Europa con Tsipras) che candida Basilio Rizzo. Sala, forte della popolarità del suo ruolo di commissario unico di Expo, è stato inizialmente in corposo vantaggio su tutti gli altri candidati, per poi essere quasi raggiunto da Stefano Parisi. Ex city manager del sindaco Moratti, ex dirigente d’azienda, Sala ha un profilo identico a quello del suo principale competitor, che invece è stato segretario comunale per il primo cittadino Gabriele Albertini. Anche Parisi è stato dirigente di aziende – pubbliche e private – fino alla fondazione di Chili.tv, “la Netflix italiana”. Sulla candidatura di Parisi converge tutto il centrodestra, in forma inedita rispetto ai dissidi in altri capoluoghi come Roma.

A dieci giorni dalla fine della campagna elettorale, Sala e Parisi sembrano essere appaiati, o perlomeno separati soltanto da qualche punto.

larussa«La differenza la faranno la coerenza di Parisi, che era city manager di un sindaco di centro destra (Albertini) ed è candidato con il centro destra e la coalizione» sostiene Ignazio La Russa, presidente dell’assemblea nazionale di Fratelli d’Italia. «Sala cerca di far dimenticare di essere stato l’uomo della Moratti. Il curriculum è simile, ma la coerenza è importante, così come importanti sono gli alleati, anche in funzione del futuro governo della città. Sala è un burattino in mano al partito, così come a Giachetti. La dimostrazione è che a Roma già sono stati imposti dei nomi da mettere in Giunta». La coalizione che sostiene Sala, secondo La Russa, è frammentata: «Sala ieri ha contraddetto Pisapia, dicendo che è stato un errore togliere i militari dalle strade di Milano. Non credo che i suoi alleati gli consentirebbero di dirlo una volta eletto».

bussolati

Di parere opposto Pietro Bussolati, segretario del PD Milano Metropolitana. «La nostra coalizione è formata sull’esperienza del governo della città. È coesa, mentre quella di destra è divisa su tutto. Parisi non vuole dire cosa voterà al referendum, né chi sceglierebbe tra Meloni e Marchini a Roma. Sala rappresenta l’affidabilità al governo. La differenza tra Sala e Parisi sta anche nel profilo. Beppe ha salvato Expo dall’insuccesso, Parisi è un uomo dei palazzi romani. La sua unica esperienza imprenditoriale sta creando più debiti che utili. Infine, Milano è cresciuta negli ultimi cinque anni, e Sala può mettere a frutto questa esperienza, di cui va preso il meglio e cambiato ciò che non andava. Milano è cambiata tanto, ed è migliorata. Parisi non riconosce questo dato di fatto, e anzi si pone in opposizione».

Roma e Milano negli ultimi anni sono considerate agli estremi. Una in declino, l’altra in espansione. Una con lo sguardo rivolto al passato, l’altra al futuro. Ma entrambe hanno dei tratti in comune, comprese certe divisioni politiche. A Roma il centrodestra è diviso, a Milano, è unito. «A Roma, continua La Russa, l’unico centrodestra in gara è la Meloni, non Marchini. Se Giorgia lo esclude è già un risultato importante. Se va al ballottaggio dimostra una volontà di cambiamento che può valere per tutto il Paese. La stessa volontà di cambiamento che mettiamo nella candidatura di Parisi». Le divisioni del centrosinistra ormai non fanno più notizia, ma a Milano Pisapia in realtà governava anche con la sinistra radicale. Sinistra che invece ha preso le distanze da Sala. Ma Bussolati ostenta sicurezza: «Si è staccata una piccola parte, e questo agevola un percorso più coerente. Quella parte ha votato contro alla riqualificazione degli scali ferroviari, e ha creato non pochi problemi alla maggioranza. Adesso l’abbiamo persa, e c’è la possibilità per i cittadini di scegliere una coalizione coerente e più coesa, guidata da un uomo concreto che può tenere Milano a un livello elevato di competitività internazionale».

Roma, Milano. Su quest’asse si gioca anche una grossa parte del futuro del governo Renzi. Se è molto difficile per il PD vincere a Roma, all’ombra della Madunina il segretario ha investito personalmente molta fiducia nell’uomo che ha guidato Expo. Per Ignazio La Russa «la cosa più grave per Renzi sarebbe non andare al ballottaggio a Roma». L’ex ministro vede all’orizzonte «una bagarre dentro il PD, una crisi profonda che adesso è tenuta sotto la cenere. Se Sala perde a Milano è meno grave, perché comunque va al ballottaggio e sarà una finale al filo di lana. La cosa interessante sarà se perde a Roma e a Milano. A quel punto va a casa. La partita non è Milano in sé, ma la somma con Roma e Napoli. Sarebbe la fine di Renzi perdere dove governava».

Conclude Bussolati: «Milano è sempre stata la città più importante, perché anticipa i cambiamenti del Paese. Se il PD vince a Milano vincono quelle persone che hanno saputo fare grande l’Italia ed Expo. Milano è la partita più importante che abbiamo».