Berlinguer? «Non userebbe Twitter, sarebbe espulso dal PD»


Il 25 maggio 1922, 94 anni fa esatti, nasceva uno dei più influenti uomini politici che l’Italia abbia mai avuto. Ma cosa penserebbe del mondo di oggi? Del PD, della riforma Boschi, dell’Europa? Lo abbiamo chiesto a Manisco, ex direttore di Liberazione


BerlinguerIl 25 maggio del 1922 nasceva uno degli uomini politici più importanti del Novecento: Enrico Berlinguer. Segretario del Partito Comunista Italiano dal 1972 al 1984, teorico dell’eurocomunismo e, ancora adesso, fra le più influenti personalità politiche italiane.

Oggi, Enrico Berlinguer, compirebbe 94 anni. Cosa direbbe del mondo attuale, del nuovo capitalismo, delle conquiste sociali e tecnologiche? Cosa farebbe, oggi, che la sua questione morale appare più che mai attuale?

Domande che abbiamo posto a Lucio Manisco, giornalista, ex direttore di Liberazione e profondo conoscitore del PCI degli anni Settanta.

Manisco, ha sostenuto Matteo Renzi che «la sinistra è sempre stata per superare il bicameralismo, e che lo stesso Berlinguer parlava di monocameralismo». Che ne penserebbe del dibattito politico attuale?

«Sul tema specifico del referendum direbbe no, chiunque gli attribuisce pareri diversi è un peracottaro. Aveva un notevole rigore di osservanza costituzionale, che aveva ereditato dai padri costituenti, anche se lui non lo era stato. L’idea di arruolare Berlinguer, di strumentalizzarlo, è disdicevole. A parte questo, lui era un personaggio di enorme umanità e avevo un ottimo rapporto con lui. L’ho frequentato molto durante il periodo del dibattito intorno al referendum sul divorzio. Era veremente interessato anche al destino del mio quotidiano di allora (Il Messaggero), che in quegli anni era oggetto della scalata Montedison».

E del PD, comunque emanazione del vecchio PCI?

«Non riconoscebbe più neanche le facce già note. Il PD è una trasformazione genetica che Berliinguer non avrebbe mai potuto neanche immaginare. Non avrebbe accettato una dissoluzione del PCI. Certo, avrebbe accettato una riforma, un cambiamento di indirizzo dopo la caduta dell’URSS, che peraltro lui aveva già in qualche modo prefigurato. Ma non avrebbe potuto digerire la dissoluzione del vecchio PCI in un partito che anche se si professa di centrosinistra è di destra. Ne sarebbe uscito, probabilmente».

berlinguer_comunistaAvrebbe abbandonato la politica, oppure si sarebbe riconosciuto in altre formazioni?

«Fra i vecchi comunisti – anche se lui non era vecchio – l’idea di abbandonare il partito era impensabile. Sarebbe stato come ricevere un’anatema della storia. Credo che Berlinguer si sarebbe astenuto, auto emarginato. Avrebbe preso posizioni molto critiche, aspettando forse con speranza di essere espulso».

Berlinguer è stato parlamentare europeo, teorico dell’eurocomunismo. In una parola: europeista. Eppure l’Europa attuale è molto diversa da quella degli albori. Si parla molto di austerità e conti pubblici, poco di temi sociali. Cosa penserebbe di quello che è diventata l’Europa?

«Sarebbe decisamente critico. Lui esaltava sempre la figura di Altiero Spinelli, ed era entusiasta del Federalismo come mezzo per raggiungere la libertà in Europa. Non solo come pace, ma anche libertà individuali che gli Stati Uniti d’Europa avrebbero dovuto promuovere. Quest’Europa non segue più quelle tracce, lo abbiamo visto in questi giorni con l’ultima aggressione alla Grecia che ormai sembra una guerra dichiarata. Non capisco ancora perché la Grecia non se ne va dall’Europa. L’Unione Europea non ha più un minimo di solidarietà, e a Berlinguer questo non piacerebbe. E non piace nemmeno a me. Sono stato deputato europeo per dieci anni e ho combattuto molto con questa impostazione, invano».

Inchieste, scandali, corruzione, che coinvolgono indistintamente destra e sinistra. La questione morale, la spinta etica di Berlinguer sembra essere ancora molto viva. Da essa, diceva, dipende la credibilità delle istituzioni e la governabilità. Oggi ci sono formazioni politiche che fanno, o dicono di fare, della questione morale una priorità assoluta. A fare il puro, trovi sempre qualcuno più puro che ti epura, diceva Nenni. Insomma Manisco, come guarderebbe Berlinguer al Movimento 5 Stelle?

«Guarderebbe con interesse al Movimento 5 Stelle, ma non riuscirebbe a non evidenziarne anche le carenze di politica sociale. L’interesse di Berlinguer verterebbe soprattutto sui 5 stelle come movimento anti sistema. L’Italia di Berlinguer, pur se in crisi, non era l’Italia sull’orlo della catastrofe di adesso. Allora era impossibile pensare alla nascita di un movimento anti sistema, come è quello di Grillo oggi. Berlinguer avrebbe visto aspetti positivi, però avrebbe notato anche queste carenze sui temi sociali, sui temi di politica estera, dove Grillo non ha mai preso posizioni precise. Ma è difficile, impossibile pensare che nell’Italia degli anni Sessanta-Settanta nascesse un Movimento 5 Stelle. C’era già un partito d’opposizione e prima di Craxi c’era un Partito Socialista che si dava da fare. Insomma, l’anti sistema c’era già. Per quanto riguarda la questione morale lui è stato il primo a trasformarla in direttiva basilare del suo partito. Ma il PCI, soprattutto quello degli inizi e prima di Berlinguer, aveva un’impostazione quasi calvinista, era feroce contro i propri trasgressori. Ricordiamoci della persecuzione contro Togliatti per la sua amante, Nilde Iotti».

berlinguer_2Secondo quanto ha detto finora, Berlinguer oggi sarebbe molto pessimista. Il suo era un altro mondo, difficile da paragonare a quello di oggi. Veloce, iperconnesso. Con tanti difetti, però forse migliore di quello di 50 anni fa, se si pensa soprattutto alle conquiste sociali, alle scoperte in ambito scientifico, medico, alla qualità della vita. Come si troverebbe Berlinguer nel mondo di oggi?

«La penserebbe come Karl Marx, che ammirava il modello di sviluppo della società borghese ma ne vedeva le contraddizioni, che avevano portato al disfacimento della società borghese e all’avvento del proletariato. È chiaro che le nuove tecnologie, le scoperte fatte in ambito farmaceutico, e così via, sono importantissime. Ma ogni progresso è accompagnato da regressi. Basti pensare a cosa è avvenuto nella storia sindacale, in America. Sono mancati i contrappesi basilari. Ci sta questo chiaroscuro molto marcato. Sì, si sta meglio sotto alcuni aspetti, ma c’è l’imminente catastrofe del pianeta, c’è un’incredibile crisi del debito pubblico, ci sono diseguaglianze sociali spinte al massimo, che se possibile si sono soltanto aggravate. Tutti questi aspetti negativi controbilanciati in parte dal progresso».

Progresso e sviluppo sono due cose differenti, sosteneva Pasolini.

«Esatto. Proprio di questo si tratta. Il progresso della società è stato soltanto un progresso di tipo tecnologico, che però non si è accompagnato allo sviluppo sociale del Paese».

Oggi Berlinguer avrebbe un account Twitter?

«No. Mi ricordo quando andavo a Botteghe Oscure, usava una penna stilografica molto economica. Scriveva sempre con la sua bella calligrafia. Una volta gli chiesi: “Ma cosa sta scrivendo?”. E lui rispose: “Quello che mi sta dicendo, caro Manisco”. Ecco, quei valori cartacei sarebbero stati difficili da lasciare. Certo, avrebbe usato il computer, ma non si sarebbe fatto un account Twitter».

Domanda retorica. C’è un erede di Berlinguer, oggi?

«No».