Campagna addio: più cittadini, (sempre) meno contadini


Il numero speciale dedicato dalla rivista Science al “Pianeta urbano”: «Entro il 2050 due persone su tre vivranno nella città»


Meno contadini, più cittadini. Nel duello storico tra campagna e città questa volta prevale la città. Meno rinunce, tutto è a portata di mano. La Terra è ormai diventata un pianeta urbano: dal 2007 oltre metà della popolazione (54%) vive nella città, destinate a diventare sempre più grandi. A partire dagli anni Sessanta, periodo in cui  si è assistito a uno spopolamento delle campagne, oggi la tendenza è in costante aumento. È quanto emerge dalla stima fatta da Daniel M. Kammen, direttore di “Renewable and Appropriate Energy Laboratory” e professore dell’università della California a Berkeley, nel numero speciale che la rivista Science dedica al “Pianeta Urbano”. A prevedere come si evolverà il mondo nel prossimo futuro, dati e tabelle pubblicati dai ricercatori, che analizzano l’evoluzione dal 1950 al 2030 delle 200 città più grandi del mondo.

Entro il 2050 si prevede che due persone su tre vivranno nelle città. La stima ci tocca da vicino. In Italia, Roma e Milano finiranno per diventare le uniche due megalopoli, facendo piazza pulita delle altre città. Sembra fantascienza e invece rischia di diventare realtà. Fino a qualche decennio fa la maggiore concentrazione di abitanti era concentrata in Europa e Nord America, entro 14 anni lo saranno in Asia e in Africa. A titolo d’esempio, lo studio riporta che la Cina, India e Nigeria, avranno 1 miliardo in più di residenti nelle città nei prossimi decenni. Tuttavia si stima che il 60% delle aree urbane che ci sarà entro il 2050 dev’essere ancora costruito. Un dato da non sottovalutare se si considera che avrà un forte impatto ambientale: chi abita la città contribuisce in maniera preponderante, circa il 70%, ai gas serra di origine umana. Altro fattore che desta preoccupazione è il consumo di terreno. Lo sfruttamento del suolo per fornire cibo, energia e acqua è immenso e l’impronta ecologica di una città è 2000 volte più grande dell’area che occupa.

Le aree urbane si stanno espandendo a macchia d’olio divorando natura e boschi, invadendo le zone a maggiore biodiversità, alterando l’ambiente e inquinando aria e acqua. Uno dei cambiamenti più marcati può essere la trasformazione delle città in isole molto più calde delle aree suburbane e rurali circostanti. Questo perché cemento e asfalto assorbono e irradiano calore, rendendo i centri delle città molto più caldi, con significative differenze rispetto alle periferie. Ma per i ricercatori, la crescita delle città non è soltanto sinonimo di rovina. Le megalopoli potranno divorare l’ambiente circostante con vantaggi e svantaggi: da una parte un grande dispendio di energia, dall’altra parte le grandi città possono essere un laboratorio e un’opportunità per sfruttare le energie rinnovabili. Per esempio, se Londra ottimizzasse le facciate dei suoi edifici con pannelli solari, potrebbe aumentare l’irradiazione solare fino al 45%.