Sala-gate: «Io incandidabile? Solo fango»


Per «Panorama», Beppe Sala non può correre come sindaco: «Dimissioni da commissario Expo non effettive». Ma lui replica: «Questione surreale».
I dubbi dei giuristi


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Incandidabile e ineleggibile. A meno di un mese dalle elezioni amministrative, Beppe Sala potrebbe rischiare di chiudere la sua corsa a sindaco di Milano senza neanche passare per le urne. Secondo il settimanale «Panorama», l’ex Mr Expo non potrebbe essere eletto a palazzo Marino perché si sarebbe sì dimesso dalla carica di amministratore delegato di Expo, ma non da quella di commissario governativo. Ruolo incompatibile con la poltrona di sindaco, in base alla legge Severino. «Questione surreale», minimizza Sala. «È solo l’ennesima puntata del fango che sta arrivando su di me da parte di professionisti dell’infamia». E in serata arriva anche l’assist di palazzo Chigi, da cui si fa sapere che le dimissioni da commissario di Expo sono arrivate il 15 gennaio e sono state protocollate il 18. Eppure, il 3 febbraio Sala firma il rendiconto consuntivo di Expo. E lo firma in qualità di commissario. «Solo un atto dovuto», precisa il candidato stamane a Studio24. Ma la questione potrebbe non essere così semplice, se anche un esperto giurista come Giuseppe Consolo, docente di Diritto Parlamentare alla Luiss e attuale presidente del Consiglio di giurisdizione di Montecitorio, non si sbilancia: «Non so dirle se Sala è incandidabile, dovrei studiare meglio la cosa».

Intanto, il candidato del M5s a Milano Gianluca Corrado annuncia il ricorso al Tar: «Se quanto dichiarato da Panorama dovesse essere confermato, Sala non potrà che prendere atto della sua
incandidabilità e ineleggibilità». Ricorso a cui si aggiunge quello di Marco Cappato, consigliere comunale dei Radicali, che a Roma invece corrono con il Pd. Invece Francesca Balzani, candidata alle primarie del centrosinistra contro Sala, sceglie di non commentare: «È una questione politica in cui non entro. Io sono il vicesindaco di Milano, non mi occupo della campagna elettorale di Beppe Sala». Paradossalmente, a gettare acqua sul fuoco ci pensa lo sfidante del centrodestra Stefano Parisi: «Vorrei la fiducia dei milanesi, non la sfiducia verso il mio avversario».

Le dimissioni di Sala da commissario saranno anche arrivate a gennaio, continua Panorama, ma non è mai stato emesso un atto che dimostrasse l’accettazione delle stesse da parte di Palazzo Chigi. Atto necessario, secondo il settimanale; implicito, secondo il governo. Ma il vicedirettore di Panorma Maurizio Tortorella è candidato in appoggio a Parisi, e Sala attacca: «Il fu glorioso settimanale si presta ad una meschina provocazione, spiegabile solo con la volontà di non vedere i problemi politici del candidato protetto, che vanno dai nomi in lista di personaggi dal chiaro stampo razzista al tentativo, peraltro fallito, di candidare condannati in via definitiva».

Altro grattacapo è la nomina di Mr Expo a consigliere di Cassa Depositi e Prestiti nell’ottobre 2015, anch’essa incompatibile con il ruolo di commissario straordinario governativo. Ma, formalmente, Sala era «commissario unico delegato del governo», ruolo ad hoc, che quindi non rientrerebbe nei casi di incompatibilità previsti dalla legge. Questioni formali, di lana caprina per alcuni. Oppure tali da invalidare la corsa a sindaco? La partita per palazzo Marino si gioca, per ora, al Tar.