Fassina, il pasticcio della lista: «Restiamo fiduciosi»


Esclusi dalle comunali di Roma, Sinistra Italiana e Sel aspetta il giudizio del Tar. E la base si difende: «Siamo volontari, non sprovveduti»


Conferenza stampa di Stefano FassinaToccherà al Tar del Lazio esprimersi sul ricorso presentato da “Lista civica per Fassina sindaco” e “Sinistra per Roma”, dopo che la Commissione elettorale circondariale le aveva escluse dalla competizione per il rinnovo del Campidoglio. Si tratterebbe di «un semplice semplice errore formale», sostiene Fassina, una differenza tra regolamenti. «Sono state raccolte le firme sufficienti però i moduli certificati dalla vice presidente del Municipio IV non contengono le indicazioni del luogo e della data in cui sono stati sottoscritti» dichiara Floriana D’Elia, ex consigliera comunale e oggi nelle liste di Sinistra Italiana. La sentenza dovrà arrivare entro sabato, ma Fassina ostenta sicurezza: «Abbiamo fatto ricorso, possiamo dimostrare con assoluta certezza che la certificazione delle firme è venuta entro i 180 giorni previsti dalla legge. Siamo fiduciosi, ci sono sentenze di casi analoghi che si sono risolti positivamente».

La notizia arriva insieme a quella di Milano, dove sono stati esclusi Fratelli d’Italia e Fuxia People. Anche loro avrebbero usato dei moduli vecchi, dimenticando la dichiarazione sull’incompatibilità prevista dalla legge Severino. Non avrebbero certificato quindi l’assenza di condanne penali entro sei anni dalle elezioni. Era già successo al Pdl nel marzo del 2010, quando i rappresentanti di lista avevano dimenticato di presentare quella per la provincia di Roma. Una vicenda analoga aveva coinvolto poi la Mussolini nel 2005.

Si parla sempre di errori formali, più o meno gravi, ma che fanno sorridere. Nel caso di Roma, per esempio, alcuni hanno detto che sia stata l’inesperienza dei collaboratori a creare problemi. Il candidato a sindaco aveva scelto di non avvalersi del team di Sinistra Ecologia e Libertà (SEL), ma di gestire il comitato elettorale attraverso dei volontari. «La stragrande maggioranza delle persone che si è impegnata perché si pervenisse al risultato delle elezioni comunali è un gruppo di volontari, non vengono pagati,  ma non sono improvvisati» ribatte la D’Elia. Che aggiunge: «Nello stesso errore è incappato anche il Partito Democratico a Napoli». La parola d’ordine sembrava discostarsi dalla vecchia politica e presentarsi come un candidato espressione di una Roma che ha urgente bisogno di cambiamenti, anche e soprattutto politici.  Spiega ancora l’ex consigliere: «Siamo cercando di costruire una forza che nasce anche da coloro che hanno lasciato il Pd, ma non abbiamo ancora una struttura organizzativa consolidata. Poi non abbiamo dei finanziamenti tali da poter pagare persone che si occupino solo di questo. I volontari sono persone animate da un forte coinvolgimento politico». Partecipazione quindi, per “dare vita alla forza di sinistra che serve all’Italia e che manca in Europa”, è quello che si legge nel documento politico di Sinistra Italiana. Forse l’idea ha un tono utopico, ma in effetti se Fassina non dovesse vincere il ricorso, la sua scomoda opposizione “da sinistra” verrebbe meno e qualcuno se ne avvantaggerebbe. Su questo non commentano per il momento i sostenitori del candidato a sindaco, almeno «fino a sabato, e siamo fiduciosi».