Elezioni a Roma, lo slogan? «Nella carbonara ci va il guanciale»


Tra romantici e «cuoraggiosi», tutto il meglio e il peggio dei “santini” elettorali romani. E su Facebook impazza la parodia ai manifesti della Meloni: «Non ci sono più le mezze stagioni»


C’è chi sceglie l’ovvio, chi il sognante e chi il romantico. Il concreto, invece, non sembra andare per la maggiore. In campagna elettorale, si sa, i programmi annoiano: meglio gli slogan. Ma a furia di semplificare si rischia di farsi prendere la mano. E chi a Roma volesse farsi un’idea sui candidati guardando i manifesti elettorali avrebbe non poche difficoltà. «Roma torna Roma» (Giachetti), «Questa è Roma» (Meloni), «Io amo Roma. E tu?» (Marchini): queste le parole d’ordine degli aspiranti sindaco.

Se la fantasia latita, i luoghi comuni abbondano. «Piste ciclabili e bus puntuali»: è una delle proposte che si legge sui «santini» elettorali pro Giachetti. Come se non bastasse, sul sito del candidato dem è possibile creare il proprio slogan con le due priorità per Roma: tra i migliori si leggono «cacio e pepe», «dormire e pigliare pesci» e «Eros e Thanatos». Ma in quanto a frasi fatte a primeggiare è Giorgia Meloni. Su un manifesto virtuale pubblicato su Facebook la candidata di Fratelli d’Italia aveva scritto: «Accetto sempre consigli da tutti ma la mia particolarità è che alla fine faccio di testa mia». Chi di frase fatta ferisce di frase fatta perisce, l’ironia della rete non ha tardato a scatenarsi. In poco tempo la pagina della Meloni si è riempita di improbabili slogan accompagnati dalla sua foto: «Gianni Morandi non invecchia mai», «con sto tempo non si sa mai come vestirsi», «nella carbonara ci va il guanciale». Simile sorte è toccata a un manifesto cartaceo con su scritto «qui ogni cittadino conta», a cui qualcuno ha pensato bene di aggiungere «i soldi che ve siete rubati».

Se Meloni non si sbilancia in immaginazione, il Pd romano invece non lesina in creatività. E nel manifesto «10 mosse per Roma» si legge: «prendersi per mano» (n. 3), «correre nei prati» (n. 5), «colorare gli spazi grigi» (n.4). Mentre per lo slogan si parafrasa una delle “Lettere luterane” di Pasolini: «E tu splendi invece, Roma», frase accompagnata da una bambina vestita di bianco che raccoglie i fiori tra i sampietrini. L’estro non manca nemmeno al candidato civico Marchini, che come simbolo alla propria lista ha scelto un cuore con il claim «capaci, concreti, cuoraggiosi». “Petaloso” docet.

Poi c’è chi gioca con le omonime, come la candidata al consiglio comunale per Fdi Imma Sorrentino: «La bellezza più grande è Roma». Quasi a voler echeggiare il «non sono parente!» di Michele dell’Utri alle regionali del 2010.

La palma d’oro però va a Gianfranco Mascia. L’avevamo lasciato con l’orso («Mascia e orso» era il suo slogan) in gara per le primarie Pd, lo ritroviamo candidato per i Verdi a palazzo Senatorio. Il suo manifesto? «Basta vitalizzi». Quando oltre alla concretezza manca pure la grammatica.