Uggetti, arrestato a Lodi il sindaco Pd delfino di Guerini


È bufera nel Pd dopo l’arresto del primo cittadino, ex assessore ai tempi della giunta del vicesegretario Guerini. Renzi: «Complotto? Ma de che». Ma c’è chi vede un disegno dei pm


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«Io ti dirò che un uomo può anche sbagliare lo sai, si può sbagliare lo sai, ma che se era vero amore è stato meglio comunque viverlo…». Twittava “Un giorno mi dirai” degli Stadio il sindaco Pd di Lodi Simone Uggetti, prima di essere arrestato ieri con l’accusa di turbativa d’asta nell’appalto per la gestione di due piscine pubbliche. Nel frattempo convocava nel suo ufficio il comandante provinciale della Gdf Massimo Benassi, per capire a che punto fossero le indagini sul suo conto. E si ingegnava per rimuovere dal pc i file che avrebbero potuto incriminarlo. Excusatio non petita…

Un caso come tanti, potrebbe sembrare: un amministratore locale che si dà da fare per far vincere un appalto pubblico all’amico di turno. Ma il battito d’ali del Piscina-gate a Lodi sta provocando un uragano nel Partito democratico a Roma. Perché Uggetti è stato fino al 2013 il braccio destro del vicesegretario del Guerini. E la vicenda è l’ennesima tegola giudiziaria in testa al Pd in poche settimane. Prima le dimissioni del ministro Guidi, poi l’avviso di garanzia al presidente del Pd campano Stefano Graziano, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Tanto che Salvini può twittare gongolante: «la prossima riunione del Pd la fate a San Vittore?».

Secondo il Gip di Lodi Isabella Ciriaco, che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare per evitare il rischio di inquinamento delle prove, Uggetti avrebbe «cucito addosso» il bando per la gestione delle piscine «Belgiardino» e «Attilio Concardi» a Cristiano Marini, presidente della partecipata del Comune Sporting Lodi ssd. E lo avrebbe fatto per «ricavarne vantaggi in termini di consenso elettorale». Quali, non viene specificato. Ma l’appalto avrebbe fruttato alla società utili fino 100mila euro l’anno, per sei anni. Le indagini partono a metà marzo su denuncia di Caterina Uggè, una funzionaria comunale a cui viene chiesto di riscrivere il capitolato d’appalto inserendo una serie di clausole che avrebbero fatto vincere la Sporting. Ma il sindaco viene presto avvisato delle indagini in corso. E, dopo aver convocato il capo delle Fiamme Gialle, il 6 aprile si incontra con Marini per discutere di come eliminare le prove dai pc: «E se formattiamo?».

Da qui la richiesta d’arresto. «Il ruolo di primo cittadino gli ha consentito rapporti privilegiati con le forze dell’ordine e con i vertici politici», scrive il gip: non bastano provvedimenti come il braccialetto elettronico o i domiciliari. E quello che da molti è visto come un eccesso di zelo dei giudici irrita il Pd. «Potrei dire che c’è un filo rosso che lega Potenza alla Campania fino a Lodi… ma non lo dico» commenta il capogruppo Ettore Rosato. Ma stamani arriva il contrordine di Renzi: «Complotto? Ma de che» dice il premier a Rtl. Che però rintuzza: «i magistrati facciano il loro lavoro. E arrivino a sentenza».

Da Lorenzo Guerini intanto, che di Uggetti è stato testimone di nozze e che lo promosse assessore nelle sue due giunte comunali a Lodi, nulla più di un ecumenico comunicato stampa:  «Ho conosciuto in questi anni Simone Uggetti come amministratore competente e accorto e come persona più che corretta e limpida. Detto questo, piena e totale fiducia nel lavoro dei magistrati, confidando che si faccia chiarezza con la massima rapidità». Ma l’imbarazzo a largo del Nazareno è evidente. E forse le scuse preventive postate da Uggetti sulle note degli Stadio non basteranno a placarlo: «Ma tu non mi ascolterai, già so che tu non mi capirai… E non mi crederai, piangendo tu mi stringerai…»