Emergenza Francia: l’Euro-paura, a 18 anni dal flop Mondiale


«Stadi militarizzati per l’Europeo di giugno», conferma il primo ministro. Il sindacato calciatori chiede di giocare all’estero e sull’organizzazione pesano ancora gli scontri del 1998


Manuel Valls
Manuel Valls

Non si tratta di una sorpresa vera e propria. Il primo ministro Manuel Valls ha fatto sapere che ritiene necessario «estendere lo stato di emergenza per garantire la piena sicurezza» durante gli Europei di calcio. Il provvedimento di proroga dovrà prima essere approvato da Consiglio di Stato ma andrebbe a coprire altri sessanta giorni partendo dal 26 maggio. Si tratta del terzo rinnovo dopo che sera del 13 novembre 2015 il governo francese, sconvolta dagli attacchi terroristici di Parigi e Saint-Denis, istituì lo stato di emergenza.

REAZIONI – Ad accogliere il provvedimento, o meglio il suo annuncio, non solo sospiri di sollievo, ma anche alcune voci di protesta provenienti da Place de la République. Qui i giovani francesi si sono accampati ogni notte per due settimane protestando contro la riforma del lavoro a cui sta lavorando proprio l’esecutivo del premier Valls. Tuttavia lo stesso Primo Ministro ha affermato che il movimento “Nuit debout” non potrà essere un problema per lo stato di emergenza. «Possiamo assicurare la sicurezza dei francesi e nello tesso tempo organizzare delle manifestazioni» assicurato Manuel Valls.

Euro 2016
Euro 2016

UEFA – Certamente la sfida non è delle più semplici dato che gli Europei di calcio porteranno un numero enorme di tifosi nelle città francesi. Nonostante le preoccupazioni di Just Fontaine, ex cittì della Nazionale francese e fondatore del sindacato dei calciatori (UNFP), che avrebbe preferito spostare la competizione in un altro Paese si prospetta una competizione blindata. Non si tratterebbe neppure di una novità. Le competizioni calcistiche, anche del recente passato non sono nuove a forme di militarizzazione preventiva.

STORIA – Durante i mondiali di calcio del 2014, in Brasile, per far fronte alla criminalità organizzata che aveva preso il controllo del Complexo da Maré, venne organizzata una vera spedizione militare in una delle favelas più complicate di Rio de Janeiro. In quel caso furono dipinte come operazioni di “peace keeping” eseguite con metodi piuttosto bruschi dato il dispiegamento di oltre 1100 agenti della polizia militare e 250 fucilieri militari. Alla Francia senza dubbio non mancano le strutture militari per raggiungere tali livelli di “sicurezza”. Come non mancarono in Sudafrica nel 2010 quando il portavoce della polizia locale minimizzò i rischi sulla sicurezza «dite agli italiani che possono venire tranquillamente in Sudafrica. Qui non è certo peggio di zone di Napoli e

Scontri di Lens, 1998
Scontri di Lens, 1998

Catania».

La preparazione è fondamentale, ma nonostante gli avvertimenti preventivi nel 1990 gli ultrà tedeschi misero a ferro e fuoco piazza Duomo a Milano. E ancora, nel 1998, nel giorno dell’esordio al mondiale in Francia, prima della gara tra Germania e Stati Uniti, gli “uligani” tedeschi caricarono gli agenti per cercare di forzare l’ingresso allo stadio. Durante la stessa competizione un agente della polizia transalpina fu aggredito a colpi di spranga e cartelli stradali a Lens, senza che nessuno riuscisse a intervenire. Inevitabili le polemiche che seguono, alle quali le forze di sicurezza risposero di essere impreparate a fronteggiare gruppi così organizzati come una tifoseria. Dal mondiale francese del 1998 sono passati 18 anni. Speriamo che i tempi siano maturi per un Europeo sicuro.