Giachetti: «Non privatizzo Atac Olimpiadi per il rilancio»


All’inaugurazione del suo comitato elettorale, Roberto Giachetti parla del suo programma per Roma e promette i nomi della giunta il 21 maggio


Da una parte il palco, con la consolle e i brani della sinistra che vuole sentirsi sinistra. Bob Dylan, i Rolling Stones e vecchi e giovani tutti insieme a sentirsi comunità. Dall’altra un bancone nero, lustro e patinato, con i bar mat in gomma per i cocktail alla moda venduti a cinque euro agli ospiti. Alla ex dogana di via dello Scalo San Lorenzo Roberto Giachetti inaugura il suo comitato elettorale, la “stazione Giachetti”, dando il via ufficiale alla rincorsa alla poltrona di sindaco della Capitale. C’è lo stato maggiore del Pd al gran completo. Dal commissario romano e presidente del partito Matteo Orfini fino al capogruppo al Senato Luigi Zanda. Ma anche Nicola Zingaretti e il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini. Tutti a giocarsi una partita difficile, che vede il candidato Dem inseguire la grillina Virginia Raggi a meno di due mesi dal voto.

Roberto Giachetti va sul palco senza cravatta, tra gli applausi dei sostenitori che affollano il cortile sterrato. Un Giachetti inedito, che parla per quasi un’ora, alzando la voce quando deve e ribadendo come un mantra due parole chiave: onestà e competenza. Per la prima parte del comizio non fa che sottolineare ossessivamente la propria rettitudine: «Quando ero capo di Gabinetto di Rutelli a Natale non ricevevo neppure i panettoni». Integrità e correttezza sono qualità chiave per uno che aspira a riportare al Campidoglio un partito che, pochi mesi fa, ha fatto dimettere un sindaco travolto dagli scontrini. Assicura che tutte le liste che lo sosterranno dovranno passare al vaglio della Commissione parlamentare Antimafia, e che tutti i componenti della sua eventuale giunta dovranno firmare un codice d’onore. La giunta, ha promesso, verrà annunciata il 21 maggio su Facebook, in omaggio alla nuova strategia di comunicazione inaugurata in casa Pd.

OLYMPUS DIGITAL CAMERALa competenza si diceva, nella gestione della cosa pubblica, il grimaldello per aprire il cuore degli elettori indecisi, che potrebbero rimpolpare le fila di Virginia Raggi. Il candidato Dem rivendica gli otto anni nella squadra di Francesco Rutelli, prima da capo segreteria e poi da capo di Gabinetto. Se sarà abbastanza lo diranno i romani, ma è una carta che l’ex radicale vuole giocarsi fino in fondo.

Poi va al sodo, e parla di Roma. Mobilità, finanziamenti, appalti, ma anche Olimpiadi. Parla per quasi un’ora, non fa a tempo a dire granché sulla sicurezza, ma c’è tempo.

L’eterna questione Atac viene affrontata con i piedi di piombo. «Non è mai stata nostra intenzione privatizzare l’Atac, il nostro obiettivo è risanarla proseguendo il lavoro iniziato dall’ex assessore ai trasporti Stefano Esposito», dice Matteo Orfini. Giachetti gli fa eco, assicurando tempi certi per il completamento della linea C e dell’anello ferroviario. C’è anche la promessa di rito di utilizzare di più e OLYMPUS DIGITAL CAMERAmeglio i fondi europei («A Bruxelles dovranno pregarci di non presentare più progetti per quanti ne manderemo») e di dare più potere ai mini-sindaci dei municipi («Il settimo municipio è grande come Bonn!»). Più interessante la proposta di un appalto unico per la grande viabilità, al posto delle centinaia di micro-assegnazioni, e di una centrale unica per gli acquisti per le partecipate, sul modello di quella creata dalla Regione Lombardia per evitare gli sprechi di denaro. Si tratta di un organismo con il compito di centralizzare in sé stesso le gare d’appalto per le forniture di beni e servizi, utili, in questo caso, a tutte le società partecipate dal comune di Roma.

Sulle Olimpiadi l’aspirante sindaco è chiaro. «Dall’assegnazione dei Giochi del 2024 passa il rilancio di questa città, che otterrebbe una formidabile vetrina e preziosi finanziamenti». Tanto per cominciare si potrebbe rimettere a posto lo stadio Flaminio, lasciato da anni in uno stato di vergognoso abbandono. Su una domanda riguardante la costruzione del villaggio olimpico a Tor Vergata, che l’ex sindaco Ignazio Marino aveva bollato come un favore della triade Montezemolo-Renzi-Malagò ai grandi costruttori, Giachetti glissa. E quando gli chiediamo se il povero Flaminio potrà tornare a vivere anche se Roma non otterrà i Giochi risponde: «Dovete chiederlo ai miei concorrenti che non le vogliono. Queste Olimpiadi Roma le deve fare».