Delitto a Ginevra: Valentina uccisa per gelosia


Gli inquirenti sono sulle tracce di un trentaseienne africano, che avrebbe avuto una relazione con la ventinovenne ricercatrice di Torino. Nel frattempo, la comunità italiana si unisce al dolore dei familiari


Ha le ore contate l’assassino di Valentina Tarallo, la ricercatrice italiana uccisa lunedì sera a Ginevra. La polizia sta cercando un italo-senegalese di trentasei anni, espulso dall’Italia nel 2014 dopo che la moglie l’aveva denunciato per maltrattamenti. Sarebbe stato lui a massacrare a colpi di spranga la dottoranda ventinovenne nei pressi del 22 di avenue de La Croisette. Lì vicino si trova l’ospedale dove Valentina, che studiava microbiologia molecolare, lavorava dal 2013. Lei abitava al 12, ancora pochi metri e sarebbe arrivata a casa. Erano le undici quando l’uomo, che alcuni testimoni hanno visto allontanarsi dal luogo del fatto, ha colpito più volte la ragazza con una spranga di ferro trovata in un cantiere vicino. Una rabbia cieca, che gli ha addirittura fatto abbandonare l’arma del delitto sul ciglio della strada. Da lì, probabilmente, gli investigatori hanno ricavato preziose impronte digitali. A far cadere la pista della rapina, c’è anche il ritrovamento del portafogli della vittima, che l’assassino non ha raccolto.

A Ginevra vivono quarantamila italiani, una comunità numerosa che per bocca del console Andrea Bertozzi si dice sconvolta dall’accaduto. I nostri connazionali abitano una città che non è più sicura come un tempo. Secondo i dati diramati dall’Ufficio federale di statistica, l’anno scorso Ginevra è stata la città col più alto tasso criminale di tutto il Paese. Centoventitre reati ogni mille abitanti, in aumento del quattro virgola sei percento rispetto al 2014.

Sull’identità dell’aggressore, ricercato in tutto il Cantone, vige il più assoluto riserbo anche se la polizia ne ha divulgato un identikit. È un individuo già noto alle autorità per precedenti episodi di violenza. Gli inquirenti svizzeri si sono messi in contatto con i carabinieri di Varese, dove il sospettato viveva prima di trasferirsi a Ginevra. Ben due testimonianze hanno confermato agli inquirenti che la ragazza conosceva il suo carnefice. La prima è di un vicino di casa, che ha raccontato di aver visto un uomo di colore suonare più volte al citofono di Valentina quel pomeriggio. Particolare non di poco conto, dato che in Svizzera bisogna conoscere il codice per citofonare a qualcuno. Il secondo testimone è una ragazza italiana che Valentina aveva conosciuto grazie al gruppo “Dal Cern a Torino”, piattaforma Google per ottenere passaggi dalla Svizzera all’Italia. Valentina, originaria del paese di La Loggia in provincia di Torino, aveva raccontato durante uno dei viaggi di aver intrapreso una breve relazione con un ragazzo africano. Il rapporto tra i due si era concluso a causa dell’eccessiva gelosia di lui, che aveva spinto la giovane a lasciarlo. Se l’ipotesi investigativa venisse confermata, si tratterebbe di delitto passionale. Un atto estremo commesso da chi non accetta un no come risposta.

Altri vicini di casa hanno raccontato al quotidiano “Tribune de Genève” un episodio avvenuto l’anno scorso. Rientrando a casa verso l’una di notte, avevano trovato la giovane fuori dal suo appartamento in lacrime. Sembrava molto spaventata, a causa di un uomo che era scappato dopo aver suonato il campanello con insistenza. In quel caso, a soccorrerla era venuto un amico della madre.

I quasi seimila membri del gruppo Facebook “Italiani a Ginevra” si stanno stringendo attorno alla famiglia Tarallo. C’è chi pubblica tricolori listati a lutto e chi organizza fiaccolate per questo fine settimana, raccogliendo consensi e promesse di partecipazione.