Aborto, attacco Camusso «La Lorenzin dice il falso»

PRODUTTIVITA':CAMUSSO,GIUDIZIO NEGATIVO SU PARTI SOSTANZIALI

Dopo la sentenza del Consiglio d'Europa, la ministra della Salute si difende: «Dati vecchi». Il segretario Cgil non ci sta: «Non è vero, in Italia sono negati i diritti di chi vuole interrompere la gravidanza»


 

PRODUTTIVITA':CAMUSSO,GIUDIZIO NEGATIVO SU PARTI SOSTANZIALI
Susanna Camusso, segretario generale Cgil

 

Prima la sentenza del Consiglio d’Europa: «In Italia abortire è troppo difficile». Poi la risposta di Beatrice Lorenzin, ministra della Salute: «Mi riservo di approfondire con i miei uffici, ma sono molto stupita perché dalle prime cose che ho letto mi sembra si rifacciano a dati vecchi che risalgono al 2013. Il dato di oggi è diverso. Non c’è alcuna violazione del diritto alla salute». Ora, a Reporter Nuovo, la dura replica di Susanna Camusso, segretario generale della Cgil: «La ministra della Salute dice il falso. Gli ultimi dati consegnati dal governo, in sede europea, sono quelli di 5 mesi fa. La Lorenzin dovrebbe interrogarsi lei su cosa ha fatto il suo ministero. Quei dati ancora parlano».

Riavvolgiamo il nastro. Poche ore fa si è pronunciata il Consiglio d’Europa: «In Italia si riscontrano notevoli difficoltà nell’accesso ai servizi di interruzione volontaria di gravidanza» Ciò violerebbe la legge 194 del nostro ordinamento, sull’aborto.  E nella sentenza si parla anche di discriminazioni nei confronti del personale medico che ha non ha optato per l’obiezione di coscienza. l pronunciamento del Consiglio d’Europa, arriva su un ricorso presentato dalla Cgil nel 2013. La  ministra si difende, la Camusso non ci sta: «La sentenza del Consiglio d’Europa è nota al governo da 3 mesi. Il Consiglio d’Europa prevede un periodo nel quale il governo può regolarizzare la situazione, prima che la sentenza venga resa pubblica. Per dare il tempo di rimediare rispetto ai rilievi che sono stati fatti. Noi abbiamo provato a sollecitare il governo a rendere pubblico quando detto a Strasburgo, abbiamo chiesto di rimediare. E invece non ha fatto niente. Oggi, scaduti i 3 mesi, il Consiglio d’Europa ha emesso la sentenza».

E il segretario generale della Cgil ripercorre le tappe della vicenda: «Il ricorso è nato su un problema evidente: la difficoltà ad accedere all’ interruzione volontaria di gravidanza. Spesso questa difficoltà è dovuta all’assenza di medici non obiettori. Così si costringono i pazienti a continui spostamenti per trovare strutture disponibili. A questo si aggiungono le lunghe liste attesa. E ovviamente ha tempi da rispettare. L’ organizzazione della sanità pubblica non teneva conto delle garanzie per il paziente. Stiamo parlando di una legge.  E si sono verificati casi di discriminazione di medici non obiettori».  Chiude il segretario Cgil: «Il criterio di salvaguardare le opinioni e la coscienza è reciproco: non può essere solo da una parte.Si devono tutelare gli obiettori di coscienza, ma anche chi in coscienza decide di abortire. Bisogna attuare un’organizzazione di lavoro, una presenza di medici , infermieri e anestesisti che contempli ambedue le cose. La legge garantisce un servizio. Il servizio sanitario deve garantire un servizio. L’organizzazione deve essere funzionale a questo, non alle opinioni dei singoli».

 

 

 

 

 

 

 

 

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