Tra minoranza e sfiducia, ora Renzi teme l’assalto


Le opposizioni preparano le mozioni, ma anche dall’interno del Pd incalzano il premier. Civati: «E’ il solito fare disinvolto di questo governo»


renzi guidiImpianto Enel “Stillwater”, in Nevada. Una settimana fa iniziava da qui il viaggio del premier italiano Matteo Renzi negli Stati Uniti. Sette giorni dopo le sue preoccupazioni arrivano invece dalla Basilicata, da un’inchiesta per il petrolio lucano che presto ha fatto dimenticare i giorni felici d’America. Anzi, al suo rientro ha trovato un vero e proprio Far West. Quella di ieri è stata una giornata infuocata. Il convulso lunedì di tutto il Governo è passato prima dall’incontro della ministra Boschi con i giudici titolari dell’inchiesta, poi da una direzione del Pd animata dalla minoranza, che ha tenuto i toni accesi come spesso capita.

La lacerazione è evidente. Tredici no alla relazione di Renzi, contrastato da Roberto Speranza e Michele Emiliano. Ma soprattutto Gianni Cuperlo, che ha evocato la strada della scissione. Per la verità da sempre dietro l’angolo, ma mai intrapresa. C’è chi invece il Partito Democratico ha deciso di lasciarlo quasi un anno fa. E Giuseppe Civati adesso chiede maggior chiarezza: «Non bisogna pensare che la storia finisca con le dimissioni della ministra Guidi. Bisogna chiarire ogni aspetto della vicenda anche per capire fino in fondo il modo di agire di questo Governo. Io un’idea ce l’ho e mi sembrano abituati ad agire sempre in modo disinvolto su certe vicende».

I magistrati di Potenza adesso sono pronti all’audizione di Federica Guidi, anche lei come persona informata sui fatti. La loro ricerca si basa su eventuali responsabilità penali, su comportamenti illeciti nel dietro le quinte dei rapporti fra classe politica e classe dirigente. Intanto la geografia è sicuramente più chiara. A oltre mille metri d’altitudine il sito di Tempa Rossa, a valle il centro Eni di Viggiano, nel mezzo un emendamento chiacchierato che è finito per costare il posto alla Guidi, ormai ex titolare del ministero dello Sviluppo Economico. Una questione scivolosa per tutto l’esecutivo, un’immagine sgualcita dall’affaccendarsi oscuro delle lobbies. Attratte dal petrolio lucano.