I giovani del PD trivellano Renzi: «Referendum, votate sì»


Le nuove leve dei democratici stanno con gli ambientalisti e criticano le scelte del premier. Il segretario abruzzese: «Questo partito tradisce i nostri valori»


Ad astenersi non ci stanno. I Giovani Democratici dicono Sì al Referendum contro le trivelle. E vanno contro, quindi, alla volontà di Matteo Renzi, che punta invece a sabotare le consultazioni del 17 aprile prossimo.

Gd trivLo hanno ribadito i segretari regionali dell’associazione giovanile in un comunicato stampa diffuso venerdì primo aprile. Ma non si è trattato di uno scherzo.  «Come Giovani Democratici del Sud – si legge nella nota – siamo schierati con chiarezza e senza ambiguità a tutela del nostro patrimonio ambientale e chiediamo una conversione del sistema energetico nazionale». I Giovani Democratici meridionali, ribadendo una scelta già espressa nell’ultima Assemblea nazionale, prendono dunque una posizione esplicita: «Al Referendum noi voteremo Sì, sapendo che il Paese ha necessità di una riconversione reale e duratura sulle energie rinnovabili, a tutela dei cittadini e dell’ambiente».

È rimasto inascoltato, dunque, l’appello lanciato da Matteo Renzi alle nuove leve del Pd nel corso dell’ultimo congresso dei Giovani Democratici. Così aveva ammonito il premier: «Non fatevi prendere in giro: non è un referendum sulle nuove trivelle, che hanno già la linea più dura d’Europa. È un referendum per bloccare impianti che funzionano. È legittimo, ma io lo considero uno spreco».

I Giovani Democratici non si sono lasciati condizionare.

«È nella nostra natura, oltreché nel nostro statuto, l’assoluta autonomia rispetto alle decisioni del Partito. Noi siamo abituati a muoverci in totale indipendenza»

Risponde con fermezza Mirko Frattarelli, ventottenne segretario dei GD d’Abruzzo, e contesta la scelta della segreteria nazionale del Pd di invitare all’astensione.

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Mirko Frattarelli, segretario GD Abruzzo

«Una scelta che non condividiamo affatto. Anziché suggerire alla gente di restarsene a casa, un partito di governo dovrebbe stimolare la partecipazione dei cittadini, soprattutto in un periodo di antipolitica dilagante come quello che stiamo vivendo. Ed è anche per questo che noi nei territori ci stiamo impegnando a sensibilizzare e a informare. Con dibattiti, incontri e attività di volantinaggio»

E non vi sentite in difficoltà, nell’andare contro alle scelte del vostro segretario nazionale?

«Segretario nazionale che è anche capo del governo. Questo doppio incarico è il vero deficit del Pd di oggi»

Va bene. Ma Renzi era sembrato molto determinato, nell’invitarvi a riflettere sul referendum: vi aveva esortato a pensare ai 10000 posti di lavoro che si rischiano di perdere nel caso in cui vincesse il Sì. Non siete sensibili al tema dell’occupazione?

«Quella dei posti di lavoro è una bufala incredibile che viene strumentalizzata dal governo. Le scadenze delle varie concessioni sono state già fissate e verranno rispettate. Le piattaforme non chiuderebbero da un giorno all’altro, e dunque le aziende coinvolte nelle estrazioni di gas e petrolio non avrebbero motivo di licenziare il personale»

Pare di capire che voi Giovani Democratici siate molto critici nei confronti di questo Pd. È così?

«Il Pd vero è nei territori. Ed è fatto da persone che si riconoscono ancora in certi valori, come quelli dell’ecologismo e dello sviluppo sostenibile. Semmai è il partito centrale che si è allontanato da quei valori, e che ora si muove in maniera ambigua. Io invece rivendico la mia identità di giovane di sinistra, la mia coerenza. Noi Giovani Democratici in questi anni siamo sempre scesi in piazza insieme alle associazioni ambientaliste, e restiamo fedeli a quest’impegno. E secondo me la base è con noi»

Ne siete sicuri?

«Certo: lo dimostra l’apprezzamento che anche sui social ha riscosso in queste ore la nostra presa di posizione sul Sì al Referendum del 17 aprile. Condivisioni, likes. In molti ci riconoscono che siamo più avanti del Pd nazionale»

È curioso: il più giovane premier della storia d’Italia che non riesce a conquistare le organizzazioni giovanili del suo stesso partito. Si preannuncia uno scontro generazionale?

«Bisogna essere chiari: noi non ci stiamo a dire “il Pd di oggi fa schifo”, anche perché noi stessi ne facciamo parte. Ma certo il Pd noi vogliamo cambiarlo. Su alcuni temi delicati, come l’uguaglianza, l’ambientalismo, la questione morale, le differenze tra noi e il partito centrale ci sono, e sono sostanziali. Soprattutto in quest’ultimo periodo. Sarà dura, ma è una battaglia che siamo disposti a combattere»