Attico di Bertone: indagati due fedelissimi del Cardinale


La ristrutturazione dell’appartamento dell’ex segretario di Stato è al centro di un’inchiesta aperta dalla giustizia vaticana. I due ex manager del Bambino Gesù, Giuseppe Profita e Massimo Spina sono accusati di appropriazione indebita


VATICAN'S SECRETARY OF STATE, CARDINAL TARCISIO BERTONE
Il cardinale Tarcisio Bertone

Nell’attico di Palazzo San Carlo,di questi tempi, la tranquillità non è di casa. 350 metri quadrati, 700 per qualcuno, a due passi dalla Domus Santa Marta, la casa di Papa Francesco. L’appartamento, nel quale fino alla morte ha vissuto l’ex capo della Gendarmeria Camillo Cibin, è ora la residenza del Cardinale Tarcisio Bertone. Il porporato di Romano Canavese, si è trasferito nel “Palazzo delle polemiche” a un anno e due mesi dalla nomina a segretario di Stato Vaticano del Cardinale Pietro Parolin, successore di Bertone designato da Bergoglio. Polemiche. Inchieste. Rivelazioni scottanti. Come quelle contenute in “Avarizia”, il libro del giornalista de L’Espresso Emiliano Fittipaldi, che ha scoperchiato l’imbarazzante vaso di Pandora della ristrutturazione dell’attico. L’accusa giornalistica era quella di aver ristrutturato l’appartamento con i soldi della Fondazione Bambino Gesù Onlus. Le accuse da giornalistiche sono diventate giudiziarie. E spuntano le carte. L’Espresso, in un’anticipazione del numero domani in edicola, rivela l’apertura di un fascicolo da parte della giustizia vaticana in merito alla vicenda. Appropriazione indebita di denaro, l’accusa. Il Vaticano conferma: «Sono indagati Giuseppe Profiti e Massimo Spina», riferisce il vicedirettore della Sala Stampa Vaticana Greg Burke. Sono due nomi vicinissimi a sua Eminenza: Giuseppe Profiti e Massimo Spina, rispettivamente ex presidente del Bambino Gesù ed ex tesoriere. Profiti, di Savona, è un uomo da sempre vicino al cardinale. Fin dai tempi di Genova. Quando Bertone era a capo della curia genovese chiamò il manager a dirigere l’Ospedale Galliera. Poi con gli ospedali ci ha preso confidenza, fino alla presidenza del Bambino Gesù, con relativa fondazione Onlus. La stessa che avrebbe finanziato, per 422mila euro, la ristrutturazione dell’appartamento di Bertone. Nelle lettere scambiate con Profiti, il cardinale sostiene di aver pagato personalmente alcune fatture per i lavori di ampliamento della casa. Oltre al denaro elargito dalla Fondazione. Soldi che sono stati fatturati a una società di costruzione di proprietà di un altro amico del prelato, ma poi finiti sul conto di una holding con sede a Londra. Sempre riconducibile a Gianantonio Bandera, il costruttore legato a Bertone. Massimo Spina, è anche lui uomo fidato di Tarcisio Bertone. Ai tempi della ristrutturazione era il tesoriere della fondazione dell’ospedale Bambino Gesù, la struttura sanitaria della Santa Sede dedicata alla cura dei bambini malati. Spina non è nuovo nella galassia di potere vaticana. Già amministratore straordinario dell’Idi, l’ospedale dermatologico più grande d’Europa. L’Idi, gravato da pesanti debiti, era di proprietà della Congregazione dei Figli dell’Immacolata. L’ospedale ora è gestito dalla Fondazione “Padre Luigi Maria Monti”, dal nome del fondatore della Congregazione, dichiarato venerabile nel 2001 da Giovanni Paolo II. Sul sito della Fondazione Monti, si legge che il “patrono” è il cardinale Giuseppe Versaldi, prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica,amico di Bertone. Il vice operativo è il commercialista Gianluca Piredda. Il cda della Fondazione Bambino Gesù invece è cambiato. Le nomine sono state fatte direttamente dal nuovo segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin. Tornando all’inchiesta sull’attico, l’avvocato di Bertone Michele Gentiloni Silveri dice che la lettera inviata dal porporato a Profiti l’8 Novembre 2013: «Dimostra la veridicità di quanto da lui sempre affermato, cioè la volontà di nulla porre a carico della Fondazione Bambino Gesù». Intanto da Città del Vaticano precisano: «Il cardinale non è indagato», si riferiscono a Tarcisio Bertone.