Guerra all’Isis? «Per il governo basta un corso on-line»


Il sindacato autonomo di Polizia denuncia mancanza di fondi e scarsità di dotazioni. E per addestrare i suoi agenti contro le tecniche d’assalto dei terroristi, l’Italia prepara un aggiornamento telematico


poliziaUn corso online di una mattinata. È questo lo strumento che l’Italia mette in campo per addestrare le proprie forze di polizia. Obiettivo: migliorare le tecniche d’intervento contro attacchi terroristici.
Immediatamente dopo gli attentati di Bruxelles, la sicurezza è stata riaffermata come una priorità assoluta da Matteo Renzi. Eppure, sapere che qualche ora davanti allo schermo di un pc è tutto ciò che il nostro Paese ha da offrire alle proprie forze dell’ordine, mentre l’Isis continua a colpire le capitali europee, non è troppo rassicurante.

«E’ ovviamente una farsa. E noi siamo i primi a denunciarlo. Una soluzione assolutamente insufficiente»

Parla Stefano Paoloni, presidente del Sap, il sindacato autonomo di Polizia. «Evidentemente – aggiunge Paoloni – la sicurezza dei cittadini vale meno della polvere del Parlamento»

In che senso, scusi?
«Abbiamo fatto un calcolo: per organizzare una seria campagna di addestramento degli agenti impegnati in strada ogni giorno, occorrerebbero tra i 6 e i 7 milioni di euro. Esattamente la cifra che viene spesa ogni anno per la pulizia del Parlamento. Questione di priorità, insomma. Ma del resto quella del corso online non è l’unica assurdità»

Perché, quali sono le altre?
«Si potrebbe per esempio parlare dei nostri giubbotti antiproiettile: la maggior parte sono scaduti a fine 2015 e non sono ancora stati sostituiti. Oppure delle armi che abbiamo in dotazione: lo sa che le mitragliette utilizzate dai poliziotti, che sono i primi a dover intervenire in caso di emergenza, risalgono alla fine degli anni ’70?»

Ma siete addestrati a colpire eventuali attentatori?
«Anche qui c’è un ritardo clamoroso. Se escludiamo i pochi istruttori specializzati, la stragrande maggioranza dei nostri poliziotti non ha mai sparato contro sagome in movimento»

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Ma insomma di fronte ad un eventuale attacco terroristico, la nostra Polizia sarebbe in grado di reagire in maniera adeguata?
«Non siamo affatto preparati. Lo denunciamo da anni. Noi siamo stati addestrati a contrastare la criminalità comune, al massimo le mafie ed il terrorismo degli anni di piombo. Ma i jihadisti utilizzano strategie e armamenti del tutto differenti, e assai più letali: ad esempio le nostre protezioni non sono adeguate per resistere ai grossi calibri di cui spesso si servono i terroristi islamici. Ecco, di fronte a tutto ciò, ci propongono un corso online di una mattinata»

Ieri abbiamo riscontrato un certo ritardo, almeno apparente, nell’attivazione del piano d’emergenza. A Termini le prime camionette sono arrivate intorno a mezzogiorno, quattro ore dopo il primo attentato. È normale?
«Direi di no. Non si dovrebbe certo intervenire con comodo in queste circostanze. Ma forse, la mancanza di personale si riflette anche su questi ritardi: ad oggi l’organico delle forze dell’ordine è sottodimensionato di almeno 45000 unità»

Eppure Matteo Renzi poche ore fa ha ribadito che «occorre un progetto di sicurezza senza quartiere e senza sosta». Solo retorica?
«Più che retorica, propaganda. Posso dirle che le scelte di questo governo sono in linea con quelle adottate dagli esecutivi precedenti. Sono circa dieci anni che subiamo tagli lineari e indiscriminati. Volete un esempio?»

Prego.
«Bene. Per l’acquisto delle divise, dieci anni fa si spendevano 95 milioni di euro, oggi solo 15. E questo, in rapporto, riguarda tutto il settore»

Ma alle forze armate è stato destinato un miliardo di euro, recentemente. Giusto?
«Di quel miliardo tanto sbandierato, solo la metà è destinato alle forze di polizia, il resto va in gran parte a foraggiare le nostre missioni all’estero. I 500 milioni, poi, solo in minima parte sono finalizzati al rinnovo delle dotazioni: la quota più consistente è composta invece dai famigerati 80 euro e dai fondi per la cyber-security. Poca roba, insomma. Il timore è che Renzi abbia speso di più per la cartellonistica della propaganda, che non per la sicurezza reale»