Chi sono i tre italiani feriti


Chiara Burla,Marco Semenzato e Michele Venetico, storie normali dei tre italiani scampati all’inferno di Bruxelles


Chiara Burla,Marco Semenzato,Michele Venetico. I tre italiani feriti negli attentati di Bruxelles di ieri mattina hanno nomi,cognomi,storie. Storie di una vita normale,quella normalità che i terroristi vogliono minare con le bombe. Una vita come quella di Chiara,24 anni,originaria di Varallo Sesia in provincia di Vercelli,residente a Firenze. Chiara Burla è stata ferita alla stazione metro di Maelbeek. Lievemente. A colpirla, la porta di un vagone della metro, divelta dallo spostamento d’aria provocato dall’esplosione. Contusioni,ferite al torace e al viso, ma soprattutto tanta paura. Chiara,dopo essere stata medicata all’Ospedale di BruFuori dalla stazione della metropolitana a Maelbeekxelles, è stata dimessa ed è tornata nell’appartamento che divide con altre due ragazze. Parla di «un miracolo» perchè in un paio di vagoni vicini i jihadisti avevano seminato la morte. Chiara ora non vede l’ora di tornare nella sua casa di Firenze. L’angoscia dei genitori,che abitano a Varallo Sesia è durata poco. Il padre Diego Burla, ex sindaco di Sabbia, in provincia di Vercelli,conferma di aver sentito la figlia pochi minuti dopo l’attentato. Poche parole, che sono bastate ad allontanare i cattivi pensieri. Chiara Burla è una ballerina, a Bruxelles per uno stage di danza. La sua partenza era prevista per oggi, in vista delle vacanze di Pasqua.

Marco Semenzato, padovano di 34 anni, è un altro dei sopravvissuti all’inferno di Maelbeek. L’architetto è stato salvato dal suo zaino. Dice Marco: «Ero appena sceso dalla metro, ho sentito un boato, ho visto un bagliore, da subito ho capito che si trattava di un attentato,ma non volevo crederci. Poi sono stato spinto in avanti ma non sono caduto. Penso mi abbia salvato il mio zainetto». Lo zaino, dentro al quale portava il suo pc, ha attutito il colpo dell’esplosione. Anche per Marco Semenzato solo ferite lievi: rossore al viso,mani ustionate,barba e capelli bruciati. Chi da quella stazione doveva uscire poco dopo non ce l’ha fatta. Marco ora è nella sua casa di Bruxelles, con i figli, e confessa:«Non entrerò mai più in una metrò,non solo qui a Bruxelles». Michele Venetico, il terzo italiano ferito, è in lacrime, sotto choc. Michele, 21 anni,origini siciliane, nato in Belgio, lavora nell’aeroporto della capitale belga da tre anni. Gli attentati suicidi allo scalo di Zaventem lo hanno colpito mentre stava lavorando, alla biglietteria della Swissport. Ora racconta: «E’ stato l’inferno, i muri e parte di tetto sono venuti giù, i vetri sono andati in frantumi. Eravamo terrorizzati. Abbiamo cominciato a urlare, piangere e ci siamo rifugiati nell’ufficio che si trova dietro alla biglietteria che è rimasto in piedi». Michele è stato ferito all’orecchio e alla testa,medicato, poi è tornato a casa,dove vive insieme alla sua famiglia. Una famiglia di emigrati, in Belgio da 50 anni. Il padre è originario di Ciminna in provincia di Palermo, la madre è italiana, ma nata in Inghilterra. Michele è nato a Bruxelles e ha la cittadinanza italiana. «Sono vivo per miracolo», continua a ripetere.