Europa, la jihad in casa: il fenomeno dei foreign fighters


Nati nel Vecchio Continente, hanno doppio passaporto, si addestrano in Siria e possono muoversi con una certa facilità. Per l’intelligence sarebbero almeno seimila


 

foreign fighters

Molti degli attentati programmati o avvenuti negli ultimi anni in Europa, sono stati compiuti da foreign fighter: da quello del 2014 al Museo Ebraico di Bruxelles all’episodio contro la sede di Charlie Hebdo, agli attacchi che hanno colpito Parigi nel novembre 2015.

Ma chi sono i foreign fighters? Combattenti stranieri, occidentali nello specifico, che combattono all’estero tra le fila di milizie che utilizzano metodi terroristici in conflitti non convenzionali. Il principale serbatoio di questi combattenti, dal 2011, è stata la Siria. La guerra civile nel Paese mediorientale ha attratto molti giovani europei di religione islamica, nipoti di terza e quarta generazione di immigrati musulmani.

Il fenomeno non è nuovo. Già negli ultimi decenni, in Europa, furono documentate vere e proprie reti di reclutamento da parte del radicalismo islamico: un lavaggio del cervello nei confronti di giovani spediti a combattere in conflitti in giro per il mondo. Dalla Bosnia al Caucaso, dalla Cecenia al Nord Africa. Sempre nel nome della jihad.

Ma come avviene concretamente il reclutamento? Con la predicazione all’interno di moschee europee conosciute per il loro radicalismo oppure nelle carceri. Molti foreign fighter hanno una storia personale travagliata, fatta di rapporti familiari difficili e talvolta di dipendenza da droga. Sono facile preda delle parole seduttive dei reclutatori. Si sentono esclusi e marginalizzati dalle società occidentali nelle quali vivono: spesso le loro aspirazioni restano insoddisfatte e iniziano a provare un forte senso di rivalsa nei confronti degli stati in cui vivono.

Quanti sono i foreign fighter europei? Ad aprile 2015 i servizi di intelligence europei li stimavano in almeno seimila nella sola Siria. Ovviamente le stime non possono essere che imprecise e suscettibili di errore. L’efficace propaganda dell’Isis, condotta anche via internet, consente ai gruppi radicali islamici di poter disporre di una manodopera sempre nuova e in crescita. I successi dello Stato Islamico generano un processo di emulazione da parte delle persone già motivate in tal senso.

I foreign fighter sono estremamente pericolosi per l’Europa. Godono della doppia cittadinanza e possono dunque entrare e uscire dai Paesi di residenza senza problemi. Molti, inoltre, dopo un’esperienza più o meno lunga in Siria o in altri teatri di conflitto, tornano a casa. E non con intenzioni pacifiche. Diventano fiancheggiatori attivi delle organizzazioni terroristiche con le quali hanno combattuto. Pronti a compiere, in ogni momento, nuovi attentati. E trasformandosi, a loro volta, in formidabili reclutatori. Il pericolo viene dall’interno.