Vita e morte ai tempi dell’Erasmus


Tredici vittime, sette studentesse italiane. Costruivano il loro futuro: un’esperienza unica che in 29 anni ha creato progetti, lavoro e un milione di nuove vite


“Sull’autostrada cercavi la vita/ma hai incontrato la morte”. C’era anche una vecchia canzone, ma era il manifesto di un’altra generazione, quella dell’Eskimo, di “In morte di SF” e di Francesco Guccini. Questa era la generazione Erasmus, 13 vittime, sette ragazze italiane morte all’alba di domenica nell’incidente avvenuto in Spagna. Dal Papa al presidente del consiglio, le manifestazioni di cordoglio per le studentesse italiane si sono susseguite da questa mattina. Le giovani rientravano da Valencia, dove avevano assistito alle celebre Fiesta de las Fallas. Stavano trascorrendo un periodo di studio all’estero, all’Università di Barcellona. Studentesse di nazionalità italiana, ma anche un po’ spagnole.

evento per ricordare le vittime
l’evento creato per ricordare le vittime

Lo dimostra la manifestazione organizzata dal gruppo Erasmus Barcelona, questa mattina, vicino all’univesità catalana. Un momento per ricordare e stringersi intorno al dolore delle famiglie. Un modo per sottolineare anche che la scelta di studiare nella città più spensierata d’Europa può essere molto seria. Così tutti gli eventi mondani del programma sono stati cancellati e i profili Facebook hanno taciuto in segno di rispetto.

È impossibile non sentirsi partecipi, forse perché tutti hanno almeno un amico che ha fatto l’Erasmus, molti lo hanno vissuto in prima persona. Morire a vent’anni, mentre si ha solo voglia di vivere e costruire il futuro. Cosa vuol dire passare dai tre ai nove mesi all’estero per studiare? Divertimento, indipendenza, confondere il giorno con la notte. Certo, per molti l’Erasmus è questo o più semplicemente un modo per schiarirsi le idee, per capire “cosa farò da grande”. Ma c’è anche altro. Il programma è nato nel 1987 e fin qui ha coinvolto più di 3 milioni di persone. Un’esperienza che cambia la vita, anche nel modo che nessuno si aspetta. Perché c’è l’incremento delle possibilità lavorative, uno studio della Commissione Europea del settembre 2014 sottolinea come gli studenti Erasmus hanno la metà del rischio di rimanere disoccupati dei loro colleghi. Non è solo la conoscenza delle lingue, ma è anche la capacità di adattamento ad attrarre i datori di lavoro.

Generazione Erasmus
Generazione Erasmus

Fin qui è la vita lavorativa a essere indirizzata. C’è di più. Lo stesso rapporto racconta che da coppie conosciutesi in Erasmus sono nati un milione di bambini. Non è molto interessante, almeno se non si considera che questi bimbi saranno cresciuti come europei. Nessun summit, nessuna conferenza sull’integrazione potrebbe fare di più. Di fronte agli estremismi che dilagano in Europa, davanti ai governi che si dimenano tra accordi e clausole, qualcosa di quel sogno dei padri fondatori sopravvive. Anzi, rinasce. Forse è anche per questo che stamattina a Barcellona la Generazione Erasmus ha pianto i suoi morti.