Obama social club, lo storico incontro con Castro a Cuba


E’ il primo presidente USA a sbarcare sull’isola dal 1928. Accolto come una rockstar, mentre a Palazzo della Rivoluzione, simbolo della rivolta castrista, risuona l’inno americano



Giorno  21 marzo 2016, ore 11.  Barack Obama arriva al Palazzo della Rivoluzione a L’Avana, dove l’attende Raul Castro. È l’edificio simbolo della rivolta castrista, e fra le sue mura oggi risuona The Star Spangled Banner, l’inno degli Stati Uniti d’America. Una calorosa stretta di mano, sorrisi. Il processo di normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi è scattato ufficialmente oggi. Obama è il primo presidente americano a visitare Cuba dopo 88 anni. Insieme alla moglie, alle figlie e alla suocera, è atterrato nel pomeriggio di ieri dall’Air Force One. L’immagine simbolo di questo momento storico è proprio l’aereo presidenziale che vola basso sui cieli della capitale. I suoi colori sembrano mimetizzarsi fra il cielo e la cromaticità delle vecchie auto cubane.

L’ultimo presidente USA a sbarcare a Cuba era stato Calvin Coolidge nel 1928, come ha ricordato lo stesso Obama: lui però «arrivò con una nave da guerra in tre giorni, mentre io ci ho impiegato solo tre ore d’aereo». Coolidge inaugurò a L’Avana il congresso panamericano, Barack Obama a sancire il disgelo fra i due paesi che si sono fatti la guerra (fredda) per più di mezzo secolo. È la terza volta che i due leader si incontrano. La prima, nell’aprile 2014, a Panama in occasione del vertice delle Americhe. Obama ha sceso lentamente la scaletta dell’Air Force One, come lenti sono stati i passi concreti che hanno portato ad un momento che il politologo Ian Bremmer ha definito «la scelta migliore, il più positivo capitolo per gli Stati Uniti e per tutto il continente americano».

Perché questo riavvicinamento? Innanzitutto ci sono da considerare gli interessi dei due Paesi. Quello politico degli USA di attrarre l’Isola nella sua sfera d’influenza. Quello economico dei vertici cubani di tornare sotto l’ala protettiva di Washington, sostenuto dal popolo che ha accolto il presidente americano come una rockstar. Una svolta che segna anche un successo per la politica estera dell’uomo più potente del mondo, che annunciò con un «Todos somos americanos» l’apertura dei negoziati con Cuba nel dicembre 2014. Gli osservatori inoltre parlano di una crescente diffidenza di Raul Castro verso il Venezuela di Maduro, senza considerare ciò che la rinnovata amicizia può significare per le posizioni sullo scacchiere mondiale e sulle vecchie alleanze della guerra fredda (Russia e Cina).

L’embargo, ufficialmente, resta. Anche perché la materia è di competenza del Congresso. Obama ha firmato un ordine esecutivo che permette il turismo culturale individuale tra americani e cubani. Il prossimo passo sarà, presumibilmente, l’uso del dollaro negli scambi commerciali.

obama cuba

Google è pronta ad estendere l’accesso Internet all’isola, che presto sarà avvolta da wifi e banda larga. «L’accesso al World Wide Web – ha detto Obama in un’intervista alla ABC – consentirà ai cubani di avere maggiori informazioni e permetterà loro di avere più di una voce». Sarà, intanto, mentre sbarcava a L’Avana una delegazione di imprenditori statunitensi, 52 dissidenti del gruppo Damas de Blanco venivano caricate dalla polizia. Il problema dei diritti sarà sollevato da Obama, ha promesso il presidente. Memore della prima strofa dell’inno che oggi ha suonato a Palazzo della Rivoluzione:

Di’, puoi vedere alle prime luci dell’alba ciò che abbiamo salutato fieri all’ultimo raggio del crepuscolo? Le cui larghe strisce e brillanti stelle, nella battaglia pericolosa, sui bastioni che sorvegliavamo, sventolavano valorosamente?