E’ la candidata Meloni, ma sembra la regina Elisabetta


C’è un filo che unisce la politica italiana, la sovrana e la cancelliera Merkel? Sì, l’idea che non si possa essere altro che figlie, madri o mogli


Giorgia MeloniIl candidato sindaco del centrodestra per Roma doveva essere Guido Bertolaso, ma un annuncio ha cambiato le carte in tavola: correrà anche Giorgia Meloni. Sotto questa luce, la querelle sembra sempre di più un modo per attirare l’attenzione, anche dopo che Silvio Berlusconi aveva dichiarato: «Fare il sindaco di Roma significa stare 14 ore al giorno in ufficio, io non credo che possa essere una scelta giusta per lei». Tagliando trasversalmente gli schieramenti politici, la replica era arrivata anche dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi: «Certo che una mamma può fare il sindaco, assolutamente sì».

Se l’attacco alla Meloni era stato portato avanti da un impacciato Bertolaso (a ogni replica peggiorava la situazione) e dà sempre di più l’idea di essere una mossa politica, il problema resta l’escamotage scelto. Per attirare l’attenzione su uno schieramento oscurato dalla coperura mediatica sulle polemiche interne al Partito Democratico, si è scelto il politicamente (s)corretto. In effetti, alzare un polverone sulla questione femminile, ancora una volta, aveva raggiunto il risultato di una vicinanza insperata nei confronti della candidata. lndice che il problema delle donne in politica, non estraneo anche agli ambienti di sinistra, è un nodo ancora aperto e passa per tutti gli ambiti: dal look al programma elettorale.

I rumors inglesi vogliono che Her Majesty the Queen, nell’ambiente da qualche annetto ormai, prima di un’uscita pubblica si assicura sempre che la sua gonna non si alzi a causa del vento e per questo indossa dei piccoli pesi per tende. Una delle donne più potenti del mondo alle prese con problemi di outfit. Probabilmente riguardano anche la signora Merkel, che sfoggia sempre un abbigliamento classico e austero. Di certo non sono così importanti per Benjamin Netanyahu, o magari per Ignazio La Russa, tanto per fare qualche esempio. Da sinistra a destra. Così come ne «Il Cosmonauta», il film di Susanna Nicchiarelli che raccontava la storia di una bambina di nove anni che sognava di andare nello spazio con le compagne russe, la ragazzina che sognava la “politica del terzo millennio” si è ritrovata a sbattere il naso con la cultura che imperversa nel nostro Paese. Apparentemente nulla lega tutte queste esperienze, praticamente però sono tutte frutto di un unico problema banale: uomini e donne sono diversi. Stando ai dati, disponibili sul sito del ministero dell’Interno, le donne che governano i comuni italiani sono 982, mentre gli uomini sindaco sono almeno sei volte di più. Quindi se è vero che sulla carta abbiamo tutti le stesse possibilità, c’è qualcosa che allontana il volere dal potere.

Marianna MadiaLa politica è ancora un un mondo per soli uomini? Non sembra, o almeno non apparentemente. Nel governo Renzi le donne ci sono eccome. Marianna Madia, è il caso di ricordarlo, giurò in Parlamento con un pancione decisamente visibile. Ma forse non è ancora abbastanza. Il problema sta proprio nella definizione dei ruoli e passa per gli aggettivi declinati al femminile, o le chiacchiere sul completo di Maria Elena Boschi sfoggiato per la nomina in Quirinale. Solo rumore, ma una donna impara: a esempio a vestirsi in modo impeccabile per essere presa sul serio, o a «fare la voce grossa» con i colleghi uomini. Così si può fare circo mediatico sulla Meloni che non può gestire Roma e un bambino contemporaneamente e si può anche giocare sulla polemica, portando una questione privata al centro del dibattito pubblico. Il ruolo di mamma non è l’unico di cui una donna deve preoccuparsi, semplicemente per il fatto che non è si è mai soltanto mamme, ma un esseri umani. Anche perché la Meloni controbatte: «Nessun uomo può dire a una donna ciò che deve o non deve fare. E in una città che ha come simbolo una lupa che allatta due gemelli la mia gravidanza non sarà un problema». Chapeau.