Putin, mossa a sorpresa: «Russia via dalla Siria»


Il capo del Cremlino: «Missione compiuta». Dopo cinque anni di guerra partono i colloqui di pace a Ginevra, ma il conflitto non è concluso


Calmiamo un attimo lo stupore iniziale. Putin ha deciso: la Russia si ritira dal conflitto siriano. Fine della guerra? No. Punto di svolta? Si. Il raggiungimento degli obiettivi principali starebbe alla base della decisione presa ieri sera dal capo del Cremlino. Distruzione di 209 obiettivi legati alla produzione di petrolio dell’Is. Chiusura di diverse rotte illegali di armi e rifornimenti alla Turchia. Eliminazione di 2.000 terroristi di origine russa. Diecimila metri quadrati di terra del Califfato ripreso dai turchi grazie alla protezione aerea russa. Questi gli obiettivi elencati durante l’incontro serale con il ministro della Difesa Shojgu e quello degli Esteri Lavrov. E ora? Dopo cinque anni di conflitto, dove sono state registrate circa 250.000 vittime civili, tutto finito? Per trovare la risposta bisogna innanzitutto fare il punto della situazione odierna e degli strascichi futuri che la decisione si porta dietro.

Shojgu, Lavrov e Putin

La Russia in Siria. La campagna russa in Siria è iniziata sei mesi fa, il 30 settembre. C’è un piccolo particolare, però, da sottolineare. L’appoggio russo contro la lotta ai terroristi è arrivato esclusivamente per via aerea. La protezione aerea di Putin al regime di Assad ha permesso la conquista della centrale termica e dell’aeroporto di Aleppo, snodi cruciali per il collegamento con Damasco. Lo “zar” ha spiegato che la gran parte delle forze di terra rientreranno in patria, con le eccezioni della base navale di Tartus e della base aerea di Hemeimeem, nei pressi di Latakia. Come dire: noi abbiamo fatto il “lavoro sporco”, ora spetta a voi finirlo con le operazioni di terra.

Inizio dei colloqui. L’annuncio di Putin arriva nello stesso giorno dell’inizio dei colloqui di pace a Ginevra. Dieci giorni, non di più, per capire se si può arrivare a una pace nel Paese. La contesa è iniziata tra due forze: da un lato Bashar al-Jaafari, capo negoziatore del governo di Assad. Dall’altro Mohammad Alloush, rappresentante dell’opposizione di regime. Arbitro della sfida Staffan De Mistura, inviato speciale delle Nazioni Unite in Siria. Obiettivo: trovare un nuovo governo per la Siria attraverso elezioni presidenziali. Scelta a malincuore sia per i russi, da sempre vicini ad Assad, che per gli americani, che vedono nel Raìs un buon alleato contro la lotta all’Isis.

Attesa per il futuro. Il cessate il fuoco del 27 febbraio scorso punta tutti i riflettori sui negoziati. In caso di successo, Putin diventerebbe il vero artefice della pace, accrescendo il proprio prestigio. In caso di fallimento, invece, la Russia ha già paventato una federalizzazione della Siria, cioè dividere il territorio in piccoli stati federali indipendenti. Non resta che aspettare.