Non solo Clinton-Sanders, quando i sondaggi sbagliano


Truman, Aznar, il caso Kerry e le bandierine di Forza Italia: quando il voto smentisce tutte le previsioni


 

 

sondaggi

Le primarie del Partito Democratico americano hanno fornito, il 9 marzo, un verdetto a sorpresa: l’outsider e socialdemocratico Bernie Sanders ha sconfitto di misura in Michigan ( 49,9% a 48,5%) la rodata e favorita Hillary Clinton. Il risultato, in realtà, poteva anche starci: il Michigan è uno stato a vocazione industriale ( Detroit, la città con le maggiori industrie automobilistiche degli Stati Uniti, si trova lì ) in grave crisi economica e con una vasta manodopera operaia sindacalizzata e spostata a sinistra. Il problema è che tutti i sondaggi condotti negli ultimi mesi pronosticavano un’ampia vittoria della Clinton, con un vantaggio compreso tra  i cinque e i venticinque punti. La sconfitta ha così assunto proporzioni ben maggiori della sua reale importanza nella competizione elettorale. L‘opinione pubblica ne considerava scontato l’esito, la sconfitta ha così assunto proporzioni ben maggiori della sua reale importanza nella competizione elettorale.

Quante altre volte, nella storia, le inchieste elettorali hanno commesso errori così clamorosi? Molte. Restando negli Stati Uniti hanno fatto storia le previsioni sbagliate delle elezioni presidenziali del 1948: quasi tutti gli istituti di sondaggi prevedevano una netta vittoria del candidato repubblicano Dewey con almeno cinque punti di vantaggio sul democratico Truman ( nelle tornate elettorali di questo tipo cinque punti sono un’enormità). L’America usciva da sedici anni di dominio del Partito Democratico con i quattro mandati di Roosevelt, l’alternanza sembrava quasi logica. E invece no. Truman salì alla Casa Bianca vincendo di quattro punti percentuali.

Attraversando l’oceano e spostandoci nel Regno Unito la musica non cambia. Nel 1970 tutti i rilevamenti elettorali pronosticano una vittoria del partito laburista sui conservatori, già al governo, con uno scarto compreso tra i due e i sette punti: è il centro destra a conquistare la maggioranza assoluta dei seggi.

I sondaggisti spagnoli ancora ricordano il flop del 2000: Josè Maria Aznar e il suo partito popolare (conservatore), al potere dal 1996, vengono sottostimati nel periodo pre-elettorale, durante le elezioni e anche negli exit-poll. Vinceranno in maniera schiacciante con oltre dieci punti di vantaggio (44% a 34% sui socialisti).

Nel 2004 sono gli istituti di sondaggi statunitensi a prendere una cantonata: il guerrafondaio George W. Bush, apparentemente impopolare per il conflitto in Iraq iniziato nel 2003, viene dato per sconfitto contro il moderato Kerry. Il Manifesto, in Italia, affidandosi alle previsioni decreta. in prima pagina, la vittoria di Kerry. Sarà invece Bush a riconfermarsi alla Casa Bianca, contro i sondaggi e contro buona parte dell’opinione pubblica mondiale.

E in Italia? Molti ricorderanno le bandierine messe (erroneamente col senno di poi) da Emilio Fede, in diretta tv, per sancire la vittoria del centrodestra alle elezioni regionali del 1995. Altri non dimenticheranno l’ampio margine di cui il centrosinistra, guidato da Romani Prodi, godeva nei confronti della Casa delle Libertà di Silvio Berlusconi alla vigilia delle politiche del 2006. Finì quasi in un pareggio (il centrosinistra si impose per mezzo punto percentuale) e ciò determinò la caduta precoce del governo Prodi.