Il meldonium stende l’Orso, Mosca più lontana dai Giochi


Il nuovo “caso meldonium” travolge l’icona del tennis Sharapova. E riduce a zero la possibilità di cancellare la squalifica della federazione russa d’atletica


Il tempo sta per finire. Una delle superpotenze olimpiche rischia di vedere i Giochi di Rio comodamente dal divano. La caduta della dea del tennis, Maria Sharapova ha aggravato in modo ulteriore la già poco stabile situazione della federazione russa d’atletica, dando in pratica una tanica di benzina e un accendino in mano alla Wada, l’agenzia mondiale anti-doping. Dall’ennesimo documentario diramato dall’ARD, la televisione tedesca che già un anno fa aveva portato alla luce le pratiche dopanti russe, si evince una nuova disciplina inventata alle porte del Cremlino: il pentathlon dopante. Nuoto, tennis, pattinaggio, volley, ciclismo. Questi i campi dove, tra le altre sostanze, il meldonium viene ingerito a quantità industriale, come caramelle per la gola. Il meldonium è risultato presente in 724 casi su 4.316 test effettuati, cioè il 17% degli atleti.  I protagonisti del video tedesco sarebbero: Vladimir Mokhnev, coach già squalificato che in realtà continua gli allenamenti in esilio a 600 chilometri da Mosca. Yuri Gordeev, banditore al mercato delle sostanze assunte dagli atleti. E poi c’è lei: Anna Antselevich, segretaria generale della Rusada, l’agenzia antidoping russa. Prima di arrivare alla poltrona generale, la Antslelvich avrebbe avvisato a più riprese dei test a sorpresa, contattando gli atleti telefonicamente e mettendosi d’accordo con loro sulla data. Le promesse fatte a novembre da Vitali Mutklo di un ripulisti generale sembrano naufragate. Metafora usata anche da Dick Pound, presidente della commissione indipendente della Wada: «L’impressione è che stiano solo cambiando le sedie a sdraio sul ponte del Titanic». L’iceberg è lontano appena quattro mesi, e forse non c’è più tempo per cambiare rotta.

Meldoniumgate.  Un’improvvisa esplosione di diabete a rischio ischemico? Anche no. Dalla stella del tennis court fino alle piste di short-track, nel caso doping russo una parola risalta più delle altre: meldonium. Cos’è questo farmaco lettone tanto chiacchierato? La sostanza è una new entry nel libro nero della Wada, annoverato nella quarta categoria, quella degli ormoni e dei modulatori metabolici. Il meldonium è un anti-ischemico, per il trattamento dell’angina pectoris, dell’infarto del miocardio e di disturbi cardiaci vari. Questo in uso medico. In relazione alle prestazioni sportive diminuisce acido lattico e urea nel sangue, aumenta la resistenza, le capacità aerobiche e diminuisce i tempi di recupero. Una vera e propria benzina verde per il corpo umano.