Il Congo sblocca le adozioni, ma restano un lusso


Sbloccata la vicenda dei bambini africani, che ora potranno incontrare le famiglie italiane. Ma accogliere un bimbo straniero resta ancora un’impresa


Immaginate di volere un figlio, di desiderarlo tanto da non sentirvi completi. Immaginate di non poter coronare questo desiderio, che spesso è il più grande. Ora immaginate una possibilità: c’è un bimbo in Congo che non ha famiglia e neppure casa. L’idea di adottarlo sembra giusta, un sogno che si realizza, quella sensazione di completezza che finalmente riuscite a avvertire. Questo è quello che le famiglie dei sessantasei bambini congolesi bloccati a Kinshasa hanno atteso per poco più di due anni. Oggi è realtà. Ventisei mesi anziché i nove consueti, ma è finita. Certo senza contare tutto il tempo richiesto di norma per un’adozione    internazionale: i mesi salgono a un tempo indefinito.

adozioni internazionali
adozioni internazionali

La vicenda parte nel novembre del 2013, quando il governo della Repubblica Democratica del Congo sospende le adozioni con l’Italia, lasciando le famiglie bloccate in un empasse che ebbe anche un’eco diplomatica. Non è la prima volta che si determina una situazione di questo genere, in cui purtroppo i bambini sono al centro di rimostranze politiche e diplomatiche tra gli Stati. Era avvenuto in Bielorussia, dove le adozioni erano bloccate dalla vicenda di una famiglia italiana che aveva trattenuto illegalmente una bimba. Altri problemi erano nati con la Russia, dove l’opinione pubblica aveva fatto pressioni perché si vietassero le adozioni internazionali in toto. Nel caso del Congo, il governo di Kinshasa aveva chiesto più tempo per indagare su alcuni casi di bambini dati in adozione che avevano subito maltrattamenti. Non solo, alcuni minori erano stati adottati da coppie omosessuali, contrariamente alla legge nazionale. Dopo due anni di negoziati finalmente la situazione si è sbloccata e i bambini potranno raggiungere l’Italia.

Fa sorridere il tempismo con cui giunge la notizia, ma riapre la questione della difficoltà di adottare. Fino adozioni gaya poco meno di un mese fa si discuteva dei requisiti di accesso: matrimonio, genere delle coppie richiedenti. Ma si parlava solo dei bambini già precedentemente adottati da uno dei genitori. Le adozioni internazionali sono complicate e l’ostacolo più grande forse non sono i requisiti di accesso. Trentasei sono i mesi, in tutto, che sono serviti alle coppie che avevano adottato in Congo, ma non è sempre così. I tempi si allungano. Ai quindici giorni richiesti per l’accoglimento della domanda, i quattro mesi di indagine sull’idoneità psico-fisica della coppia, i dodici per il responso, si aggiunge il tempo “non predeterminabile” per la ricerca e l’assenso del Paese estero. In Italia si passa attraverso “enti autorizzati”, sul sito della commissione per le Adozioni Internazionali ne figurano sessantuno, che si incaricano di gestire le pratiche da svolgere. Anche se per obbligo di legge non sono associazioni a scopo di lucro, i compensi sono piuttosto alti. Dai cinquemila ai settemila euro per adottare in Venezuela ai  seimila per i paesi dell’est europeo, sono solo alcuni esempi.  Senza contare poi i costi da sostenere per conoscere, raggiungere e infine (se va tutto bene) portare a casa il bambino. I Paesi più cari sono la Russia e Haiti: qui si può arrivare anche a quindicimila o ventimila euro per accogliere un bambino. Ma cosa significa? Una coppia italiana che vuole perseguire la strada dell’adozione internazionale non solo deve essere composta da genitori eterosessuali, ma deve iniziare molto presto, avere molta pazienza e soprattutto molto denaro.