Primarie a Roma: il Pd e il caso del seggio cancellato


Mentre si votava nella Capitale, c’era chi offriva la colazione. La rabbia del “circolo ribelle”: «Declassati da Orfini, perché abbiamo sostenuto Marino». Parola di deputato


Ieri, domenica 6 marzo, i romani hanno scelto il futuro candidato sindaco per il Partito Democratico. I centonovanta seggi sparsi in tutta la città hanno accolto cittadini più o meno entusiasti, chiamati alle urne da un semplice messaggio di testo che recita “trova il tuo seggio”. Si temeva la scarsa affluenza e i dati l’hanno confermata: rispetto al 2013 il numero dei votanti si è dimezzato. Sintomo, forse, di una perdita di fiducia nei Dem dopo la questione della sfiducia a Marino, percepita come «atto notarile». I pochi che hanno scelto di votare hanno preferito Roberto Giachetti, candidato appoggiato anche da Matteo Renzi.  Nonostante la scarsa affluenza non sono mancate le polemiche. Come quella che ha visto al centro i “circoli accorpati”. E’ il caso della sezione “Miriam Mafai”, in via Donna Olimpia, quartiere di Monteverde: mentre per tutta Roma si allestivano i consueti gazebo, loro preparavano caffè e cappuccini. La storica sezione era stata esclusa dall’elenco dei seggi elettorali per le primarie? colazioneBene, loro hanno protestato tendendo aperta la sede, comunque.  Un modo diverso per partecipare alle consultazioni. Marco Miccoli, deputato del Partito Democratico e militante del circolo, spiega cosa è successo, commenta il voto, risponde.

Miccoli, perché un’affluenza così bassa?

«Penso che la frattura con il nostro elettorato si sia determinata con la vicenda della sfiducia a Ignazio Marino. Una sfiducia  “dal notaio”, che ha prodotto un calo della partecipazione. Ora l’entità di questo calo è misurabile dai dati a macchia di leopardo: alle 17 circa  c’erano 28000 votanti sui 100000 della volta scorsa».

Cosa è successo al circolo di Donna Olimpia?

«Si è verificata una frattura a livello politico sul caso Marino perché noi siamo stati in piazza e abbiamo manifestato la nostra contrarietà alle scelte di Orfini. Per questo lo stesso commissario ha deciso di cancellare il nostro circolo, o comunque accorparlo con altri. Noi abbiamo respinto questa impostazione amministrativa e ora lui ha deciso di non riconoscerci come seggio elettorale delle primarie. Provocatoriamente ha piazzato un gazebo qui fuori, così nasce la nostra azione di protesta: abbiamo offerto la colazione stamattina e l’abbiamo data anche ai volontari qui fuori, così come abbiamo fornito il supporto tecnico logistico con sedie e tavolini. È una situazione paradossale: il circolo è qui e a disposizione, mentre il gazebo è fuori».

Qual è la storia della sezione “Miriam Mafai”? 

«In questi locali prima c’era la Casa del Fascio, nel 1945 sono stati liberati dagli antifascisti della zona, divenendo sede del partito comunista, poi DS e infine Partito Democratico. C’è una tradizione storica: alcuni anziani non volevano votare perché volevano farlo qui e si sentivano depredati del loro seggio naturale».

Ci sono circoli che stanno subendo la stessa sorte? 

«Sì, in altri quartieri, ma quello che è strano è che non si stia seguendo la logica del “Rapporto Barca”. Indicava dei circoli definiti “potere per il potere”, erano e sono dei semplici comitati elettorali. Bene, oggi alcuni di questi sono aperti. E poi c’erano i circoli indicati come virtuosi. Tra questi anche Donna Olimpia, che oggi non è sede di seggio. Quel rapporto era stato annunciato da Matteo Orfini come la grande svolta per il partito. Bene, a un anno di distanza si fa il contrario di quanto annunciato. E’ un vero paradosso».

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