Ricostruire le opere d’arte, «anche così batteremo l’Isis»


Dopo la nascita dei Caschi Blu della cultura, un convegno internazionale apre nuove frontiere per “salvare” i siti archeologici. E’ la guerra dei nuovi Monuments Men


la distruzione del sito di Palmira ad opera dei miliziani dell'Isis
la distruzione del sito di Palmira ad opera dei miliziani dell’Isis

E’ già successo in Siria, a Palmira. Dove passano i miliziani dell’Isis i siti archeologici vengono distrutti. Gli uomini del califfato sono arrivati armati di esplosivi e martelli pneumatici per cancellare rovine risalenti a circa duemila anni fa e considerate patrimonio dell’umanità. E continua a succedere in Iraq. A Nimrud come a Hatra la furia iconoclasta di Daesh si abbatte sui vinti causando perdite inestimabili.

A Londra studiosi, esperti di terrorismo e uomini di governo cercano una soluzione nel convegno internazionale organizzato da Arca, l’Associazione contro i crimi sull’arte. L’Italia partecipa con la neonata task force messa a disposizione dell’Unesco: i Caschi Blu della cultura.

Dietro questa forza distruttrice si nasconde un business da milioni di dollari. C’è un traffico occulto che coinvolge Stato Islamico, compratori privati e gruppi organizzati della criminalità, che permette il transito verso l’Europa e gli Stati Uniti dei resti archeologici saccheggiati dai jihadisti in Siria e in Iraq. L’arte fa guadagnare quanto armi e petrolio.

Per rimediare alle distruzioni dell’Isis entra in campo la tecnologia. Con l’impiego di stampanti 3D sarà possibile ricostruire alcune delle opere andate distrutte. L’arco del tempio di Bel a Palmira sorgerà a Trafalgar Square. Una copia della struttura risalente a duemila anni fa verrà ricostruita con la più grande stampante 3D al mondo. Si tratta di un progetto internazionale, che vede anche una partecipazione italiana, finanziato dall’Institute for Digital Archaeology. La struttura di 15 metri sorgerà vicino alla colonna di Nelson nella celebre piazza londinese durante la World Heritage Week ad aprile.

Gli studiosi dell’Ida sono stati paragonati ai “Monuments Men”, gli ufficiali alleati che durante la Seconda Guerra mondiale salvarono monumenti e opere d’arte dalle mire dei nazisti. Fra le iniziative che hanno lanciato, c’è anche la mappatura al computer dei monumenti e delle antichità in pericolo in Siria e Iraq, utilizzando fotocamere 3D. L’obiettivo è fotografare il maggior numero possibile di siti e reperti per poterli poi ricostruire o rintracciare nel caso in cui venissero demoliti o messi in commercio dallo Stato islamico.

L’Arca ha già in programma una conferenza internazionale su questi temi in Italia. L’appuntamento è ad Amelia, a fine giugno. Non c’è tempo da perdere, non basta ricostruire ciò che è andato distrutto, è necessario impedire che accada.