Ferlinghetti e l’Insostituibile Generation


Poeta, pittore, editore. Pubblicò le prime opere della Beat Generation e finì in prigione condannato per oscenità. Oggi, a 96 anni, rilancia: «Non vado in pensione, finché ce la faccio a tenere la penna in mano»


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«Il mondo è un gran bel posto per nascerci». Lawrence Ferlinghetti ne è sicuro. E, se ne è sicuro lui: orfano, poeta, giornalista, editore, processato per oscenità, forse, possiamo iniziare a crederlo tutti.

Ma, parafrasando il poeta, il mondo è un gran bel posto per nascerci se non diamo importanza alla felicità, a quella punta di inferno, alla gente che muore e Ferlinghetti, nei suoi versi, non è in grado di non dargli importanza.

Nasce nel 1919. In quello stesso anno viene fondato il Partito del Lavoro, a Milano vengono costituiti i Fasci italiani di combattimento, si apre la Conferenza di Parigi e Lenin inaugura la Terza internazionale comunista. Tutto questo Lawrence ancora non lo sa, come non sa ancora di essere parte di una generazione longeva, contraddittoria e fervida.

«Sì», continua Ferlinghetti, «il mondo è il più bel posto del mondo/ per un sacco di cose/ come fare la pantomima». Obiettivamente, in questo bel mondo, fare la pantomima è una delle cose più belle. La pantomima della farsa, la pantomima della tristezza, la pantomima dell’amore. Ferlinghetti non era tanto tipo da pantomime, ma forse, di questo nuovo mondo, dall’alto dei suoi 96 anni, apprezza proprio l’eterna pantomima.

Ancora direttore della sua Casa Editrice, City Lights, ancora pittore e scrittore, Ferlinghetti appartiene a quella generazione irrinunciabile e instancabile. Nati da una guerra e cresciuti da un’altra, gli esponenti di questa generazione non mollano mai e per il nostro bel mondo è meglio che non lo facciano.

Ferlinghetti non andrà in pensione, non abbandonerà i suoi versi e rimarrà a capo della sua City Lights che viaggia ancora con il vento in poppa. In fondo, se è vero che il mondo è un gran bel posto per nascerci, perché proprio lui, Lawrence Ferlinghetti, dovrebbe smettere di narrarlo?

Un fenomeno strano quello di questa generazione fieramente vecchia e i 96 anni di Ferlinghetti non possono essere riassunti in versi.

Gli scrittori, come dice Ferlinghetti, non si ritirano mai, continuano fino a quando riescono a tenere la penna in mano. Tanti sono gli esponenti della sua generazione che continuano e hanno continuato a produrre fino a quando una mano è stata in grado di sorreggerle. Una generazione di vecchi insostituibili. Belli nella pienezza delle loro memoria, non cedono le loro penne e non vogliono sapere il significato della parola «pensione». Forse perché non vedono a chi poter lasciare il testimone. O forse, perché la scrittura è un non luogo, in cui la vita pulsa ovunque e «quella cosa chiamata morte» non esiste.