Ecco cosa troverà l’Italia in Libia


Tre governi divisi, la presenza dell’Isis e un Paese da ricostruire. Tra gli obiettivi finali una triplice ripartizione, di “stile ottomano”. In campo Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. E il governo Renzi guida le operazioni


Ash Carter, Segretario americano della Sicurezza
Ash Carter, Segretario americano della Sicurezza

«L’Italia, essendo vicina, si è offerta di guidare la missione e noi abbiamo già promesso il nostro forte supporto». Così John Carter, Segretario di Stato americano alla Difesa, ha coinvolto l’Italia nelle operazioni militari in Libia. A qualche giorno dalla disponibilità data a Obama dal governo Renzi per l’utilizzo della base di Sigonella, la situazione si è ribaltata. Saranno gli Stati Uniti a supportare l’Italia nel suo ruolo di coordinamento delle operazioni in Libia. «Dobbiamo proteggerci dall’Isis. In Libia come in ogni altro posto del mondo». Oltre al coordinamento militare, all’addestramento e all’utilizzo dei droni, lo stesso Carter ha prospettato cyber attacchi contro gli apparati informatici che organizzano il controllo della popolazione, dell’economia e delle forze militari di Daesh.

Soldato fedele al governo di Tripoli
Soldato fedele al governo di Tripoli

SOLUZIONI E RISOLUZIONI – A 5 anni dalla morte di Gheddafi in Libia ci sono tre diversi governi. A Tripoli si trova una coalizione, chiamata Alba libica, non riconosciuta tra gli islamisti e le milizie dell’Ovest. A Tobruk gli anti-islamisti sono stati riconosciuti dalla comunità nazionale instaurando un governo e un parlamento – Camera dei Rappresentati. La situazione è ulteriormente complicata dalla presenza di Ansar al Sharia a Bengasi e di altri gruppi islamisti e non distribuiti su tutto il territorio. Faiez Serraj, ex architetto, è l’uomo su cui cercano di convergere i due governi senza però riuscire a trovare un accordo. Tuttavia l’Ue nella risoluzione 2259, approvata nel dicembre scorso, ha riconosciuto come unico interlocutore in Libia l’ancora inesistente governo di unità nazionale. Lo stesso documento, sottoscritto all’unanimità, dichiarava essenziale la approvazione del futuro governo per qualsiasi iniziativa militare che riguardasse il territorio libico.

FORZE OCCIDENTALI – A pochi mesi dagli atti ufficiali e senza che Serraj sia riuscito a ottenere la fiducia di Tripoli, è evidente che le forze occidentali abbiano deciso di portarsi avanti con il lavoro. Sottotraccia, ma non troppo. Le acque del Mediterraneo sembrano molto agitate, soprattutto nei circa 300 chilometri di distanza tra la Sicilia e le coste libiche. Non solo i droni armati made in Usa sono sbarcati a Sigonella. Anche nella base area di Birgi, a Trapani, sono stati dispiegati diversi “Tornado” italiani pronti all’azione. Inoltre ieri mattina il ministro degli Esteri britannico Michael Fallon ha annunciato anche il proprio impegno. Un reparto della quarta brigata di fanterie raggiungerà il confine fra Libia e Tunisia per supportare le operazioni tunisine contro le infiltrazioni jihadiste provenienti dalla Cirenaica. Inoltre il sito arabo di informazione Al-Wasat ha riferito che la portaerei francese Charles De Gaulle compirà in questi giorni delle manovre con la marina egiziana. Dovrebbe raggiungere il litorale libico per raccogliere informazioni più precise.

Divisione regionale della Libia
Divisione regionale della Libia

PROSPETTIVE – Naturalmente, il fatto che le 3 potenze di riferimento dell’Onu come Francia, Usa e Regno Unito facciano operazioni di preparazione è un dato importante. Ma nessuno di questi Paesi può permettersi che un’offensiva decisa ricada pesantemente sull’opinione pubblica. Ed è per questo che si cercano strategie differenti. Quella prescelta sembrerebbe essere l’indebolimento delle forze dell’Isis grazie alle forze speciali occidentali, salvo poi annientarle con il supporto dei miliziani del futuro governo di unità nazionale. Il pericolo reale, al di là di ciò che possa accadere in Nord Africa, è rappresentato dalle azioni isolate di “rappresaglia” che potrebbero verificarsi nei Paesi impegnati in queste operazioni. Tuttavia è stata ventilata anche una soluzione più pragmatica che divide però gli attori economici. Vale a dire la divisione della Libia in 3 regioni di ispirazione ottomana: la Tripolitania con capitale a Sirte, la Cirenaica con Tobruk e una più a Sud, il Fezzan, che comprenda il deserto libico e quello del Sahara.