Civati: «Colombo a Milano? Può andare, ma senza giochini»


Il leader di Possibile tiepido sulla candidatura dell’ex magistrato: «Decida che vuol fare, poi vedremo». E sul sindaco di Roma attacca: «Scegliamo subito uno tra Marino, Fassina e Bray»


Manifestazione di SeL contro la politica economica del governoCivati non ne sa nulla. «L’ho appreso stamattina dai giornali, la cosa ha sorpreso anche me».

All’inizio si era parlato di Antonio Di Pietro. Ridotto all’irrilevanza nella politica nazionale, sembrava proprio che l’ex leader dell’Idv fosse in procinto di lanciare la sfida per ottenere la poltrona di sindaco a Milano. Alla fine il nome dell’ex magistrato è stato ufficializzato: eroe nazionalpopolare ai tempi di Mani Pulite, molto amato in quella che si autodefinisce società civile. Però non è Di Pietro: la candidatura che nelle ultime ore sembra diventare sempre più probabile è quella di Gherardo Colombo. A Milano c’è chi giura che sia la scelta ideale per sparigliare le carte, e raccogliere tutto quell’elettorato di centrosinistra che l’investitura di Beppe Sala non riesce proprio a farsela piacere.

Ma davvero, Civati, non ne sapeva nulla fino a stamattina?

«Davvero. Credo che la candidatura sia stata avanzata nelle ultime ore da persone legate alla cosiddetta società civile»

Ma da chi è fatta, questa società civile che avanza candidature da un giorno all’altro?

«Condivido la perplessità. Talvolta sembra che dietro questa dicitura ci sia qualcuno che alla politica non è affatto estraneo. E infatti la cosa peggiore che si possa fare è accettare di candidarsi con chissà quale tattica politica in testa. Se uno vuole fare il sindaco di Milano, lo faccia con un sostegno trasparente. Se deve farlo tanto per dare un segnale, stia a casa che è meglio»

Le ripeto la stessa domanda in maniera più diretta. Gherardo Colombo è o non è un nome avanzato da Nando Dalla Chiesa?

«Sinceramente non lo so. Certo è che non si capisce bene chi sia stato a proporlo. Ma in ogni caso una cosa ci tengo a chiarirla: quella di Colombo è senz’altro un’ipotesi interessante, come le altre emerse in queste ore. Finalmente, mi viene da dire, visto che quest’attendismo stava diventando incomprensibile»

Ma Colombo dice che se Francesca Balzani resta a capo della “lista arancione”, lui non scende in campo. Lei cosa ne pensa di questo veto?

«Non va bene fare le cose pensando a quello che fanno gli altri. A me che ci sia Balzani a guidare la lista dei perdenti in sostegno a Sala non interessa proprio nulla»

C’è chi dice che però si rischia anche a Milano un “effetto Liguria”: spaccare il fronte del centrosinistra e spianare la strada al candidato berlusconiano.

«Io contesto la definizione di “effetto Liguria”. Le elezioni liguri le ha perse il Pd candidando una persona, come Raffaella Paita, che non era all’altezza della situazione. E se non ci fosse stato Luca Pastorino avrebbe preso una batosta anche peggiore. Quello che fa Renzi è un giochino retorico senza alcun fondamento: neppure un voto andato a Pastorino era potenzialmente “pro Paita”. Ma a Milano non si rischia affatto quest’effetto, siamo seri»

Si riferisce al fatto che per le elezioni comunali c’è il doppio turno?

«Esatto. E se il Pd non arriverà neanche al ballottaggio, non sarà certo per colpa di Civati. Non sono così potente. La teoria del voto utile è un inganno sempre, ma lo è a maggior ragione in una situazione come quella milanese. Anche perché tutti questi inutili richiami all’unità hanno fatto sì che a Milano qualcuno “di sinistra” abbia finito per allearsi col Pd, che a tutto pensava fuorché ad una candidatura di sinistra»

A Milano si sta elaborando un metodo esportabile anche altrove? Candidature alternative al Pd, avanzate dai movimenti civici aggirando le primarie, ma comunque appetibili per l’intero elettorato di centrosinistra?

«Lo spero. È già successo in altre città, mi auguro accada anche a Roma»

In quali termini, esattamente?

«Ci dev’essere un solo nostro candidato, a Roma. Che sia Ignazio Marino, Massimo Bray o Stefano Fassina, non importa. Decidano, visto che è già tardi. E poi basta: tutti per uno»

Dunque è quella la triade di papabili da cui deve uscire il nome della sinistra?

«Di inventarmi un quarto candidabile, e magari un quinto o un sesto, non ne ho alcuna voglia. E comunque io continuo a credere che il nostro debba essere il candidato del centrosinistra, non soltanto di sinistra»

Torniamo a Milano. Qualcuno ha criticato Pisapia, nelle settimane scorse. Grande amministratore, ma incapace di dare una vera eredità politica alla sua rivoluzione arancione. Lei che ne pensa?

«I miei rapporti con Pisapia ora sono nulli, visto che lui si è divertito a far polemica con me. Solo perché mi sono permesso di segnalare che a Milano, dopo la sua decisione di non ricandidarsi, c’era un problema. E i miei dubbi mi pare siano stati confermati, dal momento che quella di Milano è una sorta di “giunta della nazione” molto renziana. Ma forse le ambizioni di Pisapia ora sono altre»

E quali?

«Il suo è un disegno politico nazionale. Vuole andare con il Pd alle prossime elezioni»

Un’ultima cosa: francamente da lei ci si aspettava un entusiasmo maggiore per Colombo.

«Ma come potrei? Colombo ancora non ha capito se vuole candidarsi.  Decida, poi vedremo. Tra l’altro questi sono anche giorni difficili per me: mi è persino venuto il raffreddore»