Trump, trionfo in Nevada. Pronta la fuga dei “dissidenti”


Donald Trump trionfa anche alle primarie repubblicane in Nevada. Il magnate promette: «Vinceremo in due mesi»


Il candidato repubblicano Donald Trump
Il candidato repubblicano Donald Trump

«Penso di avere il miglior hotel di tutto lo Stato, in più ci ho speso un sacco di soldi qui». Così Donald Trump questa notte aspettava lo svolgimento delle votazioni, poi vinte, per il caucus del Nevada. Se il magnate misura le sue possibilità di vittoria alle primarie in base alle stelle dei suoi alberghi e i soldi che ha speso in ogni singolo Stato americano, prepari i coriandoli.

New Hampshire, South Carolina e Nevada. Escludendo il primo passo falso in Iowa, Trump sta distruggendo le speranze di Ted Cruz e Marco Rubio con un’inattesa facilità. Ha sempre distanziato di almeno il 10% i suoi avversari. Tuttavia la strada è ancora lunga, prima di parlare di un vincitore ufficiale bisognerà attendere il termine delle votazioni del 7 giugno ma degli indizi importanti arriveranno già dal Super Tuesday. Difatti il primo marzo si voterà in 14 stati per 595 delegati da assegnare proporzionalmente. Mentre due settimane dopo, il 15 marzo, il carrozzone elettorale farà tappa in Florida, Illinois, Missouri e Ohio. Solo quattro stati, ma in palio 671 delegati. Vincere qui per Trump significherebbe chiudere i giochi. Un successo degli altri candidati? Rovescerebbe di colpo la tendenza, ovvio. Le probabilità di vedere The Donald come prossimo candidato per gli elefanti repubblicani vanno quasi di pari passo con le dichiarazioni poco sobrie e sempre in crescendo del tycoon di New York: «Manterremo Guantánamo e costruiremo il muro con il Messico, a pagarlo saranno loro», «penso che esistano due grandi differenze tra me e gli altri candidati: io sono più onesto e le mie donne sono più belle». Ancora: «A New York si gela e sta nevicando, il riscaldamento globale ci serve». Un po’ di sana arroganza yankee che pare fare breccia nel cuore di una parte d’America. Sarà interessante capire in quale.

D’altro canto se il miliardario dovesse vincere ci sono anche americani disposti a stralciare il passaporto con l’aquila. Poche migliaia tra gli oppositori, anche attirati dal potere di acquisto vantato dal dollaro sulla valuta canadese, potrebbero trasferirsi in uno degli angoli remoti del Canada, Cape Breton. Sull’onda di quanto avvenuto già con gli obiettori di coscienza che scappavano per evitare il Vietnam e sul micro-fenomeno che portò alcune migliaia di persone a farlo per la rielezione di Bush nel 2004, è già nata un’agenzia che fa di questa possibilità la propria missione. Le scogliere dell’Atlantico sono una valida alternativa al ciuffo biondo.