Berlusconi spiato, gelo tra Italia e Stati Uniti


Dopo le intercettazioni svelate da Wikileaks, Renzi chiede spiegazioni. Gli Usa minimizzano: «Non conduciamo attività di sorveglianza senza una valida ragione di sicurezza nazionale»


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Freddezza nei rapporti tra Italia e Stati Uniti dopo le rivelazioni diffuse ieri:  l’Nsa, la segretissima Agenzia di Sicurezza Americana, avrebbe intercettato le conversazioni di Silvio Berlusconi quando era premier, tra il 2008 e il 2011, anche nel periodo delicato che portò alle sue dimissioni. Colloqui tra l’ex Presidente del Consiglio e alcuni dei suoi principali collaboratori, ma anche con leader stranieri, come l’israeliano Netanyahu, Angela Merkel e Nikolas Sarkozy. Così rivela, in prima battuta, Wikileaks.

Tra le conversazioni spiate quella del 22 ottobre 2011, con Merkel e Sarkozy, in cui il premier francese teme che «le istituzioni finanziarie italiane possano saltare come un tappo di champagne», e dice che «le parole non bastano più, e Berlusconi deve prendere delle decisioni».

Ieri, dopo la pubblicazione della notizia, Renzi ha espresso il suo disappunto, e chiesto spiegazioni: il segretario generale della Farnesina ha convocato l’ambasciatore americano John Phillips, che ha promesso di portare «immediatamente» la questione all’attenzione delle sue autorità. E nella serata di ieri, una prima risposta è arrivata dal portavoce del Dipartimento di Stato americano, Mark Toner: «Non conduciamo attività di sorveglianza e intelligence a meno che non vi sia una valida ragione di sicurezza nazionale». Per quanto riguarda il rapporto con l’Italia, «continueremo a lavorare a stretto contatto per proteggere la sicurezza collettiva». Inoltre, l’ambasciatore americano ha ricordato che, con le nuove procedure adottate da Obama dal 2014, la riservatezza delle comunicazioni è maggiormente tutelata, e la procedure di spionaggio sono state riviste in senso restrittivo. Le rassicurazioni di Toner non sono bastate però a creare una distensione. Le rivelazioni sulle intercettazioni, che secondo Wikileaks non avrebbero riguardato solo Berlusconi, ma anche l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, hanno creato grande agitazione in Forza Italia, e rilanciato l’ipotesi, già circolata in passato nel partito di Berlusconi, del «complotto internazionale» contro il governo allora in carica. Il capogruppo Brunetta ha chiesto una commissione d’inchiesta, e ha invitato il governo a riferire in aula. Brunetta ha inoltre chiesto di ricevere un chiarimento riguardo la vicenda, in un’audizione, dal Copasir, l’organo parlamentare di controllo dell’intelligence.

Berlusconi non commenta, anche se chi gli ha parlato lo descrive arrabbiato ma non sorpreso, amareggiato dal fatto che i magistrati non abbiano indagato sulla vicenda. E, oltre che dal centrodestra e da Matteo Renzi, lo spionaggio ai suoi danni è stigmatizzato anche da Alessandro Di Battista del Movimento 5 Stelle, dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, che la definisce un’«azione inaccettabile», e perfino dall’ex rivale storico di Berlusconi a Bruxelles, il presidente del Parlamento europeo Martin Schultz, che chiede se «le conversazioni dei leader europei rappresentano un rischio per la sicurezza americana».

Ieri, poche ore dopo la diffusione della notizia , Barack Obama ha parlato in video conferenza della situazione in Siria con la cancelliera tedesca Merkel, il presidente francese Hollande e il premier britannico Cameron. Nella conversazione si è discusso anche del problema del flusso dei migranti verso l’Europa, questione in cui l’Italia è coinvolta in prima linea. Ma Renzi non è stato invitato a partecipare.