Sigonella, dove volano le Aquile: attaccheranno la Libia


Il governo italiano ha concesso l’utilizzo di Sigonella ai droni armati degli Stati Uniti. E la base siciliana torna al centro dell’attenzione


Matteo Renzi
Matteo Renzi

«L’Italia farà la sua parte con tutti gli altri». Matteo Renzi, sottolineando la priorità riservata alla diplomazia, ha concesso le piste di Sigonella ai droni dell’aeronautica americana. Dalle piste siciliane potranno decollare i velivoli pilotati da remoto dopo che, già diverse volte, il permesso per l’utilizzo della stessa base era stato negato costringendo gli Usa a ripiegare sul supporto inglese.

Il governo italiano ha però imposto delle condizioni importanti, ritagliandosi un ruolo fondamentale nella lotta contro il terrorismo in Nord Africa. Un po’ come accade per la base di Aviano, dove staziona il trentunesimo battaglione a stelle e strisce Fighter Wing, i droni di Sigonella avranno bisogno dell’autorizzazione italiana in caso di missioni di combattimento. In pratica Roma si è riservata il potere di veto sulle azioni militari che porteranno i droni da attacco Predator B, conosciuti anche come “mietitori” e armati con missili anticarro, a supportare le operazioni anti-Daesh sul suolo libico. L’accordo firmato qualche settimana fa dopo lunghe trattative prevede l’uso dei Predator per difendere l’incolumità dei soldati statunitensi e italiani, o di tutti gli alleati, che si trovino in pericolo a causa del terrorismo.

Base di Sigonella
Base di Sigonella

La Naval Air Station (Nas) di Sigonella è avamposto logistico a stelle e strisce fin dal 1959. Per la posizione privilegiata all’interno del Mediterraneo è senza dubbio una delle basi fondamentali per il controllo del Medio Oriente. Sebbene a partire dal 2002 sia stata un po’ meno utilizzata grazie alla presenza Usa anche in Gibuti, sul Mar Rosso, vi è ancora stanziato un contingente di circa 7.000 americani. Il ragionato consenso italiano conferma, se proprio ve ne fosse la necessità, la collaborazione tra i due paesi. Questo spirito da intesa cordiale vacillò proprio in Sicilia nel 1985, anno della crisi di Sigonella.

Il 7 ottobre, quattro militari del Fronte di Liberazione della Palestina presero il controllo della nave da crociera italiana Achille Lauro. Dopo l’abbordaggio cercarono di ottenere la liberazione di circa cinquanta palestinesi detenuti da Israele. La crisi sembrò risolversi quando Abu Abbas – mediatore del leader palestinese Arafat – ottenne che i terroristi abbandonassero la nave in cambio dell’immunità e di un salvacondotto della Tunisia. Solo a questo punto però si venne a sapere che sulla nave battente bandiera italiana era stato ucciso e gettato in mare Leon Klinghoffer, cittadino americano paraplegico di religione ebraica. Ronald Reagan, presidente degli Stati Uniti, decise di intervenire. Gli F-24 statunitensi costrinsero all’atterraggio proprio a Sigonella, l’aereo egiziano con a bordo gli attentatori palestinesi. Nella base siciliana l’aereo venne circondato dai carabinieri italiani. Che a loro volta furono accerchiati  dai militari statunitensi, almeno fino all’arrivo di altri rinforzi italiani. Si creò una situazione surreale.

Crisi di Sigonella
Crisi di Sigonella

Washington chiese la consegna del commando palestinese, il presidente del Consiglio Craxi si rifiutò: le vicende erano avvenute sull’Achille Lauro quindi su territorio italiano. Il leader socialista ebbe la meglio e i palestinesi coinvolti nella vicenda, compreso Abu Abbas, che poi si scoprirà essere il mandante dell’atto, vengono condannati all’ergastolo. La crisi diplomatica tra due alleati storici si risolse in breve tempo senza particolari risvolti. L’anno dopo, nel 1986, gli Stati Uniti bombardarono la Libia: Craxi, in pubblico, criticò duramente le operazioni degli Usa ma, in cambio di un ruolo tra i paesi industrializzati, concesse segretamente il nido di Sigonella come base per le Aquile americane.