Turchia: nuovo attentato: 35 morti in dodici ore


Il primo attacco contro l’esercito nel centro di Ankara, ieri sera. Questa mattina una mina ha fatto saltare un convoglio militare


Non si ferma la spirale di violenza in Turchia, dopo l’attentato di ieri sera ad Ankara, dove un’autobomba è esplosa accanto ad un veicolo militare, uccidendo almeno 28 persone e ferendone più di 60. Questa mattina 7 soldati turchi sono morti in un’esplosione che ha colpito un convoglio militare nella zona  sud-orientale del paese, a maggioranza curda, dove da mesi è riesploso il conflitto tra esercito regolare e militanti del Pkk. Secondo i media locali a colpire il convoglio sarebbe stata una mina azionata a distanza da sospetti membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan.

Intanto emergono nuovi particolari sull’attentato di ieri nella capitale. Secondo le indagini, l’auto che è stata fatta saltare in aria non lontano dal quartier generale delle forze armate, era stata rubata dopo un regolare noleggio avvenuto nella provincia di Smirne. L’attentatore, morto nell’esplosione, sarebbe Aleh Nejar, un curdo-siriano entrato in Turchia a luglio come rifugiato. L’uomo sarebbe stato identificato grazie alle impronte digitali, registrate al momento del suo ingresso in Turchia dalla Siria. Secondo la stampa turca, il kamikaze, 24 anni, avrebbe fatto parte delle milizie curdo-siriane dell’Ypg.

Il governo turco, che considera Ypg e Pkk due organizzazioni terroristiche alleate, è convinto della matrice curda degli attacchi. Il Primo Ministro Ahmet Davutoglu, che ha rimandato la sua partenza per il vertice Ue di Bruxelles, ha puntato il dito contro i militanti del Ypg, che avrebbero agito in collaborazione con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan e ha accusato il regime di Damasco: «L’Ypg è una pedina del regime siriano, è una responsabilità del regime e di chi lo sostiene». Al momento 14 persone sono state arrestate perché ritenute coinvolte nell’attentato. Secondo il presidente turco Erdogan l’attacco «mostrerà alla comunità internazionale che avevamo ragione sui forti legami tra il Pkk e le milizie curdo-siriane» dell’Ypg.

I curdi-siriani però respingono le accuse. Il leader dell’Ypg, Salih Muslim, ha negato che il suo gruppo sia responsabile degli attentati: «La realtà è che nessuna nostra unità è coinvolta e ha niente a che fare con le esplosioni». Anche il Pkk si è dichiarato estraneo all’attacco. Ma la rappresaglia è già cominciata. L’esercito turco ha reso noto che l’aviazione ha condotto diversi raid contro le basi dei ribelli del Pkk in Iraq. I bombardamenti avrebbero preso di mira alcune decine di combattenti, tra cui anche ufficiali, nella zona di Haftanin, vicino al confine con la Siria. E secondo media siriani, che citano fonti dell’Osservatorio nazionale siriano per i diritti umani, almeno 2.000 miliziani dell’opposizione appoggiata dalla Turchia sarebbero entrati in Siria con armi e mezzi blindati per contrastare l’avanzata dei curdi nell’area a nord di Aleppo, nei pressi del confine con la Turchia.