Da Cuba a Ciudad Juarez: le vittorie di Francesco


Si è concluso il viaggio più ecumenico del Papa: l’incontro con il Patriarca di Mosca e la preghiera per gli indios


papaTutto era iniziato a Cuba. Venerdì scorso, Papa Francesco e il Patriarca di Mosca Kirill si chiudevano in una stanza dell’aeroporto José Martí di L’Avana per firmare, poi, di fronte al mondo una dichiarazione congiunta. Tra discorsi, abbracci, scambi di reliquie e icone, l’incontro ha concluso la prima tappa di un viaggio in cui Francesco ha riservato diversi colpi di scena.

Poi il Chiapas è stato il secondo teatro del viaggio di Francesco. Un palcoscenico importante per chiedere perdono agli Indios e per lanciare il suo grido di dolore per la Terra inquinata e devastata.

Dal Chiapas al Michoacán, il viaggio del Papa è stato dedicato soprattutto ai giovani e a Morelia, ha organizzato un incontro da star con 40000 ragazzi, in uno stadio. Qui ha condannato il narcotraffico e ribadito la disapprovazione già espressa nel Chiapas per un mondo in cui la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi.

L’ultimo colpo di scena si è concluso a Ciudad Juarez. Un bello scenario, pittoresco e significativo per celebrare una Messa che avesse un significato transnazionale, che valicasse quel confine messicano tanto insanguinato. La prima Messa di frontiera che un Papa abbia mai celebrato. Francesco si è posto al confine tra due stati e parlava ai fedeli che lo ascoltavano dall’uno e dall’altro lato della rete metallica che separa i due Paesi nel territorio della texana El Paso. Col palco a soli 80 metri dalla frontiera, nell’area fieristica di Ciudad Juarez, Bergoglio ha ricordato il dramma dei migranti che cercano di varcare la frontiera e ha celebrato un’omelia politica, ricordando i vuoti legali che permettono la creazione di una rete in grado di catturare e distruggere sempre i più poveri. Al termine si è rivolto ai fedeli al di là, ai fedeli statunitensi, a coloro che dovrebbero accogliere e nel salutarli ha ringraziato El Paso.

Ora Bergoglio sta volando verso Roma, dopo un viaggio che forse è il più ecumenico di quelli intrapresi finora.

Porterà a casa un incontro storico con il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, un discorso decisivo contro lo sterminio e lo sfruttamento degli indigeni in Messico, la dura condanna al narcotraffico e l’invenzione della Messa di frontiera. Tra istituzionalismo e colore, Francesco ha riportato al centro del dibattito internazionale un Paese controverso come il Messico. Una nazione dalle mille sfaccettature, incastrata al centro delle Americhe e immobilizzata da un criminalità palese e visceralmente legata a tutti gli strati della società.

Francesco ha puntato i fari su una nazione misteriosa come la sua Madonna di Guadalupe, immobilizzata tra il sacro e il profano.