Unioni civili, ora il caos è totale: rinviata la discussione al Senato


La rabbia della senatrice Cirinnà, che attacca i 5 Stelle: «Ho sbagliato a fidarmi di loro, con questo ho chiuso con la politica». Ora il Pd può rinunciare alle adozioni e ricompattare la maggioranza


«Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinché tu possa dirlo». Ieri sera poco dopo l’annuncio dei 5 Stelle di non votare il “supercanguro” proposto dal senatore Pd Marcucci, Luigi Di Maio Unknown
twitta una celebre frase attribuita a Voltaire. Il maxi-emendamento avrebbe consentito di sbarazzarsi in un colpo solo di tutta la carta con cui i leghisti, campioni indiscussi di questa specialità, avevano sommerso il Senato. Un ostruzionismo modello riforma costituzionale, sulla quale Roberto Calderoli riversò ben 75 milioni di emendamenti, tutti bocciati dal presidente Piero Grasso. Ieri e oggi in Parlamento di illuminismo se n’è visto davvero poco. La ragione è annegata nell’insulto, nel cinismo di una strategia studiata a tavolino per mettere a nudo le debolezze dell’avversario. È un terremoto che colpisce le fondamenta della già traballante legge sulle unioni civili, un tiro mancino, per far emergere le difficoltà di una maggioranza spaccata in due.

Per tutta la giornata di ieri i parlamentari a 5 Stelle avevano assicurato ai colleghi Dem il proprio voto sul canguro. La sterzata è arrivata ieri sera, dopo il ritiro di 4500 degli oltre 5000 emendamenti presentati dalla Lega. A quel punto, per i grillini è diventato conveniente cambiare linea. Non votare il canguro, andare a vedere se c’è la maggioranza per bocciare le modifiche, far fare una figuraccia ai democratici. Poco dopo le dieci di stamattina si è sfiorata la rissa tra l’ex grillina Alessandra Bencini, ora all’Idv, e la 5 Stelle Laura Bottici, che è anche questore del Senato. A fermarle un altro questore, Antonio De Poli (Udc). Il Movimento ha comunque confermato l’appoggio alla legge, motivando il voltafaccia sull’emendamento Marcucci con la volontà di garantire la democrazia in Parlamento.

Come accade quasi sempre in politica, però, la ragione non sta tutta da una parte. Di fronte a cinquecento emendamenti, può apparire legittimo optare per la discussione in aula senza ricorrere a corsie preferenziali. Pochi mesi dopo il canguro presentato dal senatore democratico Roberto Cociancich per far passare la riforma costituzionale, la linea dei grillini è, almeno in linea di principio, giustificata. Il Pd ha cercato una via d’uscita facile, forse troppo, per portare a casa il massimo col minimo sforzo.

Senza l’emendamento Marcucci è impossibile andare avanti nella votazione. Grasso alza bandiera bianca, convoca la capigruppo su richiesta di Zanda. La discussione è stata rinviata al 24 febbraio e il Pd dovrà rimettere assieme i cocci. A questo punto i Dem potrebbero essere costretti a stralciare la stepchild, per votare la legge con il resto della maggioranza di governo, ma oggi rischia di saltare tutto, anche le unioni civili. Il trappolone della premiata ditta Grillo&Casaleggio sembra aver funzionato.

«Lo so che ho sbagliato a fidarmi del Movimento 5 Stelle e pagherò per questo. Mi prendo la mia responsabilità politica di essermi fidata di loro. Concluderò la mia carriera politica con questo scivolone. Ne prendo atto». Sono parole di resa quelle della senatrice Monica Cirinnà, principale artefice di un ddl che rischia di morire, travolto dalla marea di scartoffie di marca leghista e dalla scoperta grillina della politica di palazzo.