Un Papa vero, la rabbia (pubblica) di Francesco


Il Pontefice, strattonato, ha rischiato di cadere durante l’incontro con i giovani in Messico. perde la calma e ammonisce il colpevole: «Non essere egoista»


Da una papa 2lacrima sul viso, Obama lasciò capire molte cose sulla sua vittoria contro le armi. Con quel gesto di sofferenza e insofferenza durante il suo ultimo angelus, Giovanni Paolo II svelò tutta la sua ansia di comunicazione. Con quel fremito di collera, Papa Francesco ha mostrato tanta umanità.

Più di ogni sorriso papale e benevole, l’immagine del Papa che, dopo essere stato strattonato, rischia di cadere e si arrabbia è il momento più intimo del pontificato di Bergoglio.

Morelia, capitale dello stato messicano di Michoacán. Durante l’incontro con i giovani, un fedele, forse più fervente degli altri, forse più bramoso degli altri di ricevere una benedizione, cerca la mano del Pontefice, intento a salutare e a seminare consacrazioni e ringraziamenti alla folla esultante. La ricerca della mano pontificia va a buon fine. Il fedele la afferra e, in preda a troppo impeto, tira Francesco verso di sé. Francesco perde l’equilibrio, rischia di finire addosso a un disabile. Visibilmente adirato, si volta, ricerca l’artefice del misfatto, lo identifica e fissandolo negli occhi lo ammonisce, tirando fuori tutto il suo furore latinoamericano: «Non essere egoista».

La scena, bella nella sua spontaneità, ha delle chiare ascendenze evangeliche: non era forse Gesù un tipo sanguigno e iracondo? All’entrata del tempio, si mise addirittura a ribaltare tavoli, a liberare gli uccelli dalle gabbie, a rompere e disperdere la mercanzia. Nel giardino del Getsemani redarguisce i suoi discepoli, incapaci di rimanere svegli nelle ore che precedono la sua cattura. Ma anche alle nozze di Cana, Gesù non esordisce teneramente e si rivolge a Maria con una punta di livore. In un altro episodio del Vangelo, sempre a Cana, una donna chiama Gesù gridando per chiedergli di graziare sua figlia indemoniata. Sebbene, alla fine, Gesù esaudisca le volontà della donna, la sua prima reazione al vociare della cananea non fu delle più placide.

Il più umano dei personaggi divini era solito ai bagni di folla, in cui lasciava emergere anche i lati più spigolosi del suo carattere. Un carattere tridimensionale e variegato, non monolitico e piatto come quello che i personaggi pubblici spesso tentano di vendere. Così ieri, in Messico, il gesuita Francesco ha regalato al pubblico un’altra sfaccettatura del suo carattere: la collera.

Oltre alla chiare evocazioni evangeliche, però, la scena ha suscitato anche una reminiscenza cinematografica: Jesus Christ Superstar, il musical di Norman Jewison. Nella scena in cui Gesù, camminando per la brulla Palestina, arriva in una zona impervia da cui iniziano a uscire uomini bendati e lebbrosi. La folla macilenta si butta addosso a Gesù pregandolo per un miracolo. Gesù, inizialmente tenta di accoglierli e toccarli tutti, ma poi, sopraffatto dagli strattoni della ressa, tenta di fuggire gridando: “Siete troppi…non spingetemi. Io sono troppo piccolo… non accalcatevi. Lasciatemi solo!”.

Spesso le personalità pubbliche non si discostano molto dalle loro imitazioni nei musei delle cere, la rabbia di ieri del Papa, invece, ha regalato a tutti una nuova espressione, una nuova mimica papale.

Incazzarsi non è poi peccato. D’altronde lo diceva anche Paolo agli Efesini: “Adiratevi e non peccate” (Efesini 4,26).