Un grillino per Roma? Becchi: «Meglio vincere, anzi no»


Pubblicati ieri sul blog i curricula e i video di presentazione dei duecentonove aspiranti consiglieri. L’ex ideologo: «I cinque del direttorio sono solo dei burattini nelle mani di Casaleggio».


 

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#RomaAiRomani, poco importa se nemmeno troppi anni fa qualcuno diceva Italia agli italiani. È lo slogan scelto dal Movimento 5 Stelle per la sua campagna elettorale nella Capitale, che si è aperta la scorsa settimana con la votazione online del programma. L’eventuale sindaco grillino dovrà fin da subito lavorare per risolvere l’emergenza rifiuti, mettere un freno agli sprechi e soprattutto sistemare le strade. A votare è stato solo un iscritto su tre. Ma è la democrazia diretta, bellezza.

Da ieri sono sul blog i curricula e i video di presentazione dei candidati, divisi per municipio di residenza. Sono duecentonove in totale gli aspiranti consiglieri comunali su cui a partire da giovedì i 9500 iscritti romani potranno esprimere cinque preferenze. Saranno i quarantotto più votati a entrare in lista. I primi dieci si giocheranno la nomination a sindaco in una nuova votazione che si svolgerà sempre sul blog da mercoledì 24 in poi.

Sfondo grigio e musichetta triste in sottofondo, tranne che per il soldato Carlo Chiariglione che parla con Garibaldi alle spalle, gli aspiranti inquilini di Palazzo Senatorio provano a dire chi sono in due minuti. Il risultato non è sempre buono, ma bisogna dare atto a (quasi) tutti loro della sincerità e della genuinità con cui si sono messi in gioco. Ci sono disoccupati, psicologi, gente che si vanta di aver fatto l’Erasmus o di essere stata rappresentante di classe e d’istituto. E poi ancora feticisti dell’antimafia e professori negazionisti come Antonio Caracciolo, poi sospeso dalla competizione dai vertici del Movimento. Ma c’è anche chi ha curricula migliori, come Oriana Funari che ha due lauree, un master e pure un dottorato. Ciò che forse fa più impressione è l’atteggiamento da “professionisti della politica” assunto nel giro di pochi anni da chi è stato consigliere ai tempi di Marino. Come Virginia Raggi e Marcello De Vito, papabili candidati sindaco. Lei giacca blu, sguardo fermo e frasi ben studiate. Lui, nel suo completo elegante, spara a raffica contro la casta e la stampa di regime, ma sempre col sorriso. Stesso discorso vale per Simone Proietti, capogruppo al III municipio, che di fronte alla telecamera ostenta una sicurezza maggiore rispetto agli attivisti privi d’esperienza.

Ma il Movimento 5 Stelle vuole davvero vincere? I guai delle amministrazioni di Bagheria, Livorno e soprattutto Quarto hanno inciso negativamente sull’immagine dei grillini, che stanno imparando sulla loro pelle cosa vuol dire governare. A Roma il rischio di bruciarsi è più concreto che mai. «Ci sono diversi motivi per i quali sarebbe utile vincere – dice il professor Paolo Becchi, ex ideologo ora in polemica con i 5 Stelle – altrettanti per i quali sarebbe opportuno perdere. In caso di elezioni politiche anticipate l’anno prossimo un’amministrazione romana che non dà risultati immediati sarebbe controproducente per il Movimento. Da qui la decisione di non presentare un big, per fare un buon risultato, ma non vincere. Se vinceranno potranno in ogni caso dire che in Campidoglio va un cittadino scelto dai cittadini fuori dalle oscure stanze della politica». Un piano all’apparenza ingegnoso, che consente alle personalità di punta del Movimento di sfilarsi, anche se non per loro volontà. «Quello che vogliono Di Battista e tutti gli altri non conta. Le regole che impongono la consultazione tra gli iscritti per scegliere i candidati sono un pretesto per dare alla strategia stabilita a monte un alone di democraticità. I cinque del direttorio non sono altro che una cinghia di trasmissione con gli eletti. I componenti sono dei burattini nelle mani di Casaleggio, l’unico a prendere le decisioni direttamente da Milano».

Al contrario, per i vertici romani dei 5 Stelle sono gli altri a non voler governare la Capitale. La senatrice Paola Taverna ai microfoni di Radio Cusano Campus ha addirittura parlato di un «complotto per far vincere il Movimento a Roma». Secondo la Taverna i partiti di destra e sinistra, in particolare il Pd, stanno tendendo una trappola ai grillini facendosi forti delle loro posizioni nel governo nazionale e regionale. «Roma dipende da stanziamenti regionali e stanziamenti statali, ora vogliono metterci il 5 Stelle, per togliergli i fondi e fargli fare brutta figura».