Roma e Milano, la destra non si fida: ora un sindaco-manager


Gasparri (FI): «Bertolaso unica opzione per il Campidoglio». La Russa(FdI): «In Lombardia giochiamo a specchio». Ma dietro le scelte c’è anche il crollo di credibilità della politica


Stefano Parisi a Milano, Guido Bertolaso a Roma. Da una parte l’imprenditore romano trapiantato in Lombardia, city manager con Albertini ed ex dg di Confindustria; dall’altra l’uomo delle emergenze, scelto sia da destra che da sinistra per fronteggiare i grandi disastri dell’ultimo decennio. Due tecnici, che hanno avuto a che fare con la politica, ma che candidati non sono stati mai. Sono le figure su cui punta il centrodestra per riprendersi Roma e Milano alle prossime amministrative. Su Parisi la convergenza tra le varie anime della coalizione è stata quasi immediata. Verrà appoggiato anche dal Nuovo centro destra, che si dice entusiasta di riproporre a Milano la compagine che guida la Regione Lombardia. Salvini alleato di Alfano dunque, nonostante i continui scambi d’accuse a mezzo stampa e sui social.
A Roma il discorso è diverso. Sulla scelta di Bertolaso ha pesato la netta chiusura della Meloni a Marchini, considerato storicamente vicino alla sinistra cittadina. Berlusconi, chiamato a mediare tra la presidentessa di Fratelli d’Italia e il segretario della Lega, è andato sull’ex capo della Protezione Civile. Bertolaso è coinvolto nel processo Grandi Rischi bis a L’Aquila e nell’inchiesta sugli appalti del G8 de La Maddalena. Le pendenze giudiziarie del neo candidato avrebbero lasciato un po’ perplesso Matteo Salvini, che alla fine si è lasciato convincere. Marchini però non demorde. La sua candidatura verrà sostenuta dai fittiani, Ala e Ncd. Il partito di Alfano, nella Capitale, non si schiererà con gli alleati di Milano. Una spaccatura interna al centrodestra che alcuni esponenti di Forza Italia avrebbero preferito evitare, magari sostenendo l’imprenditore edile. «I nomi per Roma sono sempre stati tre – racconta Maurizio Gasparri (FI) – Meloni, Bertolaso e Marchini. Giorgia ha posto il veto su Marchini e causa gravidanza ha ritirato anche la sua candidatura. Non avevamo altra scelta, anche se io avrei preferito andare uniti». Sui guai giudiziari del candidato e le perplessità di Salvini, Gasparri è netto: «Capisco le preoccupazioni di Salvini, ma Bertolaso ha assicurato che risponderà punto per punto alle accuse che gli vengono mosse».
Una lettura se possibile ancor più realista della strategia del centrodestra la dà Ignazio La Russa (FdI): «Parisi è uno che conosce il comune di Milano da vicino, che vive la città dall’interno, mentre Bertolaso sa cosa vuol dire gestire l’emergenza, e più emergenza di Roma…». Per il Campidoglio Fratelli d’Italia aveva minacciato di far saltare il banco, candidando il capogruppo alla Camera Fabio Rampelli se FI avesse insistito su Marchini. Alla fine, ha prevalso il buonsenso: «Bertolaso ci è sempre piaciuto, ci eravamo rivolti a lui prima di pensare a Rita Dalla Chiesa, ma aveva rinunciato per motivi familiari. A Milano, per utilizzare un termine calcistico, “giochiamo a specchio”. A un manager che fa finta di essere di sinistra opponiamo una persona con un’esperienza simile». Niente primarie, né a Milano né a Roma, nonostante FdI si fosse dichiarata in un primo tempo favorevole. «Ai nostri alleati non andavano bene – conclude La Russa – ma noi le avremmo fatte in tutte le città principali».