Liguria, il leghista vuole bruciare i gay? Il Pd: dimettiti


Il consigliere De Paoli nega di aver pronunciato la frase omofoba in commissione salute, ma le opposizioni insorgono. Rosso (FdI): «Doveroso accettare la smentita»


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«Se avessi un figlio gay? Lo butterei in un forno e gli darei fuoco». Giovanni De Paoli, impiegato di banca e in pensione e ora consigliere regionale in Liguria per la Lega, l’ha fatta grossa. La frase omofoba è stata pronunciata ieri al termine dell’audizione in commissione salute di quattro membri di Agedo, l’associazione genitori di omosessuali.
Nel pomeriggio è arrivata la smentita di rito. «La mia frase era opposta a quella riportata. In realtà ho detto che se avessi un figlio gay non lo metterei nel forno». Un modo sicuro per togliersi da una situazione scomoda. Il consigliere si è mangiato il “non”, oppure i presenti non l’hanno sentito. Le sue parole sono state travisate. Non solo, ci sarebbe stata una strategia mirata a «colpire chi ha accompagnato il gonfalone della Regione Liguria al Family Day, trasformando un contributo nobile in un intervento becero, quanto inesistente». Il consigliere tiene anche a precisare che «Se qualcuno si è sentito colpito da parole che non ho, ripeto, non ho detto, mi scuso comunque». Excusatio non petita accusatio manifesta? Giovanni Vianello, presidente della sezione genovese di Agedo non ha dubbi. «Durante tutto l’incontro, De Paoli ha assunto un comportamento insofferente nei nostri confronti – racconta – opponendosi a ogni proposta. Al termine – dice – il padre di un ragazzo gay gli ha chiesto cosa farebbe se ce l’avesse lui un figlio così, e ha risposto in quella maniera».
De Paoli si trova sotto il fuoco incrociato di associazioni Lgbt, opposizioni e sindacati, che ne chiedono in blocco le dimissioni. La maggioranza non si scompone. «In mia presenza non è stato detto nulla del genere – dice il presidente della commissione Matteo Rosso (FdI) – e non ho ragione di non credere alla sua parola. Fosse stato presente qualche giornalista sarebbe stato un altro discorso – continua – ma fino a prova contraria accettare la sua smentita mi sembra doveroso». Di diverso avviso è Giovanni Lunardon, consigliere Pd e membro della commissione: «Le giustificazioni di De Paoli non reggono – dice – specie se si legge l’intervista da lui rilasciata a “Repubblica” poco dopo il fatto, in cui sostiene che gli omosessuali sono dei viziosi e che per loro non c’è cura».