L’ambasciatore: «Il caso Regeni? Una trappola per al-Sisi»


Il 3 febbraio scorso veniva ritrovato il corpo del ricercatore e il presidente-generale incontrava al Cairo il ministro Guidi per siglare importanti accordi economici. Ora il rappresentante diplomatico accusa: «La nostra polizia non c’entra, qualcuno vuol far saltare i rapporti tra i nostri paesi»


bandiera«L’Italia investa da noi». Era il 3 febbraio scorso e il presidente egiziano al-Sisi, in presenza di Federica Guidi, ministro dello Sviluppo Economico, invitava il governo italiano a investire nel Paese. Chiedeva, inoltre, 10 miliardi di dollari per bilanciare la crisi economica, aggravata dal crollo dl turismo e dai bassi prezzi del petrolio. Il presidente ricordava i risultati ottenuti nello sviluppo del Canale di Suez, la costruzione di ben sei porti e il ministro Guidi apriva un altro argomento: il ritrovamento del corpo del ricercatore italiano Giulio Regeni.

Il corpo di Giulio era stato ritrovato da poche ore lungo l’autostrada che collega il Cairo ad Alessandria d’Egitto. Le prime dichiarazioni parlavano di un incidente stradale, ma sull’asfalto mancavano segni di frenate, sangue e vetri rotti.

Al-Sisi prometteva all’Italia di voler seguire la vicenda personalmente e, intanto, importanti accordi economici per più di 4 miliardi di euro attendevano la firma del presidente egiziano e del ministro Guidi.

Da quel 3 febbraio, le circostanze attorno al ritrovamento del corpo di Regeni si sono fatte via via più torbide e il coinvolgimento del governo egiziano nella morte dello studente è l’ipotesi più accreditata.

I miliardi, gli accordi e gli scambi tra Egitto e Italia ora traballano e a porre l’accento su questa frattura diplomatica è stato Amr Helmy, ambasciatore egiziano a Roma. «Chi ha commesso questo crimine, vuole colpire le relazioni tra Italia ed Egitto». E l’ambasciatore ha anche sottolineato «se mai qualcuno vuole insistere nel dire che Giulio Regeni sia stato vittima di agenti egiziani, dovrebbe chiedersi perché non hanno fatto sparire il corpo. Non sarebbe stato difficile». La nuova mossa del governo egiziano è di puntare il dito sulla coincidenza per la quale il corpo sia stato fatto ritrovare nel giorno della visita in Egitto del ministro Guidi. Per giorni Magdi Abdel Ghaffar, ministro dell’interno egiziano, aveva respinto qualsiasi accusa di coinvolgimento del governo nella morte di Regeni. Ma non sono solo le relazioni con l’Italia a essere messe a rischio, Anche Obama ha confermato che gli Stati Uniti collaboreranno per la ricerca della verità.

L’ambasciatore in Italia insiste sull’impossibilità che il ritrovamento del corpo nel giorno di un incontro così importante sia solo una coincidenza e accusa la comunità internazionale, definendo «inaccettabile» l’accusa mossa contro le forze di sicurezza egiziane. Ha aggiunto «sarebbe opportuno evitare di arrivare a conclusioni affrettate o lanciare accuse e insinuazioni ingiustificate e senza prove».

Le parole inquisitorie di Amr Helmy non cambiano la rotta delle indagini e dei sospetti. Italia e Stati Uniti osservano il corso delle ricerche, mentre aumentano le denunce di violazione dei diritti umani da parte di attivisti egiziani e di ong come Amnesty International e Human Right Watch.

Al-Sisi tace e quei 4 miliardi traballano.