Il Festival alza il muro, così divide l’Europa


Gli artisti a Sanremo? Ignorati in Francia e Inghilterra, ascoltati nei paesi dell’ex blocco comunista. Dove Albano e Romina “aprirono” la strada alla Perestrojka


Al via stasera il festival di Sanremo 2016. La kermesse musicale, ospitata dal teatro Ariston, festeggia il compleanno numero sessantasei e registra il primo record, quello delle presenze della stampa: più di 1300 tra giornalisti, fotografi e operatori dell’informazione accreditati. Quasi ottanta gli inviati stranieri, per 42 testate. Ci sono le tv di Croazia, Lussemburgo, Romania, Russia, Svizzera e San Marino. Moltissime le radio da oltreconfine, ben 23, da molti paesi europei e americani. Numerosi anche i rappresentanti della carta stampata e del web, con dieci testate da Canada, Danimarca, Inghilterra, Principato di Monaco, Stati Uniti e Svizzera. Bene e allora?

Intanto la corposa presenza di inviati da oltreconfine rende legittima una domanda: qual è la risonanza del Festival all’estero? Se in alcune aree del globo, come il continente americano, il successo di Sanremo perdura ed è facilmente spiegato con la presenza delle grandi comunità di emigrati italiani, non si può dire lo stesso per quanto riguarda, ad esempio, le nazioni dell’Europa occidentale. E’ dell’anno scorso un sondaggio tra gli ascoltatori stranieri di Radio Dee-Jay, dal quale emerge chiaramente che gli europei, soprattutto i più giovani, non guardano il Festival e qualche volta nemmeno lo conoscono.

Ricchi e Poveri Colbacchi
I Ricchi e Poveri in versione Armata Rossa – fotografati da Vanity Fair

Ma c’è un’altra Europa. Madalina Ghenea, la bellissima valletta che quest’anno affiancherà Carlo Conti nella conduzione, ha più volte raccontato quanto il Festival sia amato nel suo paese d’origine, la Romania. A Tirana «guardare Sanremo negli anni del buio era come avere la rivelazione di Dio davanti a te» parola di Edi Rama, Primo Ministro Albanese. Nel periodo più duro della dittatura di Oxha gli albanesi, anche a rischio di finire in prigione, costruivano antenne rudimentali per captare di nascosto il segnale della Rai oltre l’Adriatico. Ma forse il Paese dove il Festival ha avuto il ruolo più importante è proprio la Russia. Era una notte di primavera del 1983 e la tv Sovietica trasmise, a sorpresa, il Festival di Sanremo. Si trattava in realtà di un “riassunto”, dal quale erano state eliminate le esibizioni ritenute pericolose. Avevano superato il vaglio della censura i Ricchi e Poveri, Albano e Romina, Pupo, Toto Cutugno, Riccardo Fogli. Fu un trionfo. Il pubblico sovietico, abituato a palinsesti a base di dibattiti-fiume sull’economia agraria dei kolchoz e a festival di musica popolare bulgara, rimase folgorato. Quella sera si consolidò nel cuore dei russi quell’amore per la musica melodica italiana che non è mai più tramontato. Resta il mistero sulla decisione dell’allora direttore della televisione di stato, Serghej Lapin, di mandare in onda il festival. Probabilmente avrà ritenuto inoffensive quelle canzoni così palesemente prive di qualsiasi contenuto ideologico. Errore fatale, perché proprio quelle melodie romantiche e “disimpegnate” fecero intravedere ai russi un mondo diverso, una specie di paradiso di benessere dove ci si poteva dedicare al privato e ai sentimenti. Prima di Papa Wojtyla e Solidarnosc, prima della Perestrojka, forse furono le canzonette d’amore, le luci e i lustrini della Sanremo degli anni Ottanta a dare i primi colpi di piccone all’edificio dell’URSS. Oggi nei paesi dell’Est Sanremo ha il sapore della nostalgia. Degli anni in cui cominciava a vacillare il potere sovietico e i russi assaporavano per la prima volta la libertà dell’occidente. Per questo è ancora seguito con affetto da migliaia di persone. Come ha ricordato Madalina Ghenea: «Per me Sanremo è un sogno. Un sogno che poi si è avverato».