«Così ho fatto le scarpe a Draghi»


Antonio, detto “Cannolicchio”, è il decano degli sciuscià di Roma. Tanti “vip” tra i suoi clienti. «Oggi i clienti vanno di fretta, ma il nostro mestiere non morirà mai»


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Mario Draghi ? Esigentino. Risponde così, con una punta d’ironia, Cannolicchio, il lustrascarpe di fiducia di Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea. Cannolicchio è lì, in quel groviglio di strade romane con nomi “fluviali”, a Via Basento. Cannolicchio è il decano degli sciuscià di Roma. Cannolicchio è Antonio Corradi, 72 anni «finiti», come dice lui, 51 dei quali passati a lucidare scarpe. Cannolicchio è il soprannome che Antonio ha ereditato dallo zio, il capostipite degli sciuscià: «Era uno sfottò, perché mio zio aveva quattro capelli, se li faceva pure a spazzola e un cliente affezionato gli diceva Cannolicchio sei bello, Cannolicchio sei bello.» Che cosa sia, di preciso, un Cannolicchio per Antonio non è dato saperlo. È anche un mollusco che vive nascosto nella sabbia. Di sicuro, è un brand, un marchio «conosciuto in tutto il mondo» si gonfia il petto Antonio. E, mentre nella radio della vecchia bottega, Baglioni e Albano si mischiano alle hit del momento, ci mostra il titolo di Cavaliere del Lavoro:«So’ pure Cavaliere io». Accanto ci sono le prime mille lire guadagnate, pulendo scarpe in mezzo alla strada insieme allo zio. Ora quello di Cannolicchio è un negozio di pregio, in un quartiere “bene”, frequentato dalla Roma “bene”. Spiega Antonio: «Qua ci vengono avvocati, dottori, professionisti, e tanta gente famosa, da me ci sono passati tutti».

 

A chi ha fatto le scarpe?

 

Lustrascarpe non è più sinonimo di adulatore,cortigiano. Anzi. Dice Antonio: «Io a Vissani, con la confidenza che c’ho, a volte qualche vaffa glielo do». Vissani fa impazzire Cannolicchio con le sue scarpe rosse. Conferma l’aiutante: «Vissani cò tutte quelle scarpe rosse». E poi Armando Trovajoli, Virna Lisi, Andrea Monorchio, Gigi Marzullo, Franco Carraro, Vincenzo Matarrese. Cannolicchio ha conosciuto anche Francesco Rosi. Quando parla di un’attrice americana, non meglio identificata, seduta in minigonna sullo sgabello nella sua bottega, gli si illuminano gli occhi. Tante storie. Tante scarpe. «Le donne sono un po’ più esigentine, anche loro, e pure più economiche diciamo, mi chiedono lo sconto, e lo ottengono anche», sorride sornione. L’orgoglio è uno dei tratti distintivi di Cannolicchio: «De Sica ha fatto esattamente il film sciuscià con questa roba qui» e fa vedere i ferri del mestiere più antichi, lascito dello zio. Una tradizione famigliare che ci riporta ad altre epoche. «Noi abbiamo pulito le scarpe a Enrico Caruso, il tenore, e Carnera aveva una fetta così» Tra gli affezionati dei “Cannolicchi” c’era l’attore e tenore Beniamino Gigli, voce di “Non ti scordar di me”, “Mamma” e dell’inno fascista “Giovinezza”. Antonio parla di Mario Lanza, altro tenore e attore italo-americano. Anni più tardi sono arrivati i ragazzi del “Piper”: «Era il’68 e quella Roma non c’è più». Draghi però non si batte: «E’ davvero molto esigente» ribadisce.

 

Ma quanto mi costi?

 

Quando Antonio parla di «giovani in gamba che stanno emergendo» non si riferisce a nuovi lustrascarpe, ma a nuovi clienti. «Ci sono parecchi ragazzi che si stanno appassionando alla cura delle scarpe, hanno scarpe di alto livello,poi certo, ci stanno pure quelli che ti portano le scarpette da ginnastica, che si possono lucidare anche quelle», e a quel punto prende un paio di Adidas sportive e lacere, come a dire, «bisogna fare pure questo». Ma quanto costa il servizio ? «Si va da 12 a 25 euro, a seconda del lavoro che va fatto». Il tutto per una mezzoretta buona di fatica su ogni paio di scarpe. I soldi, secondo Antonio, sono ben spesi: «Vengono appositamente da ogni parte d’Italia e non solo, ho avuto clienti dalla Svizzera e ho spedito scarpe perfino a Buenos Aires». C’è poi chi va a sedersi sulla sedia e si rilassa, soprattutto nel pomeriggio all’uscita da lavoro. Conclude: «Io sono in pensione, ma l’amore per questo lavoro mi fa venire qui ogni giorno, fino a sera. Non sono un calzolaio, sono un lustrascarpe di professione, nella mia vita ho fatto solo questo, e sono un nonno felice».