Il petrolio ti fa ricco? No, meglio le nuove tecnologie


Google, Apple, Microsoft e Facebook si stanziano nelle prime posizioni di Wall Street con notevole margine sulle società petrolifere. La Silicon Valley surclassa il vecchio modello economico.


società valley

Google diventa la regina delle società quotate a Wall Street, superando Apple e sancendo il predominio della new economy sui vecchi magnati. Con i suoi 568 miliardi di capitalizzazione Alphabet, gruppo aziendale che controlla le attività di Google, scalza i 535 di Apple riprendendosi lo scettro di società con maggiore impatto azionistico nel mondo. Un incremento del 43% da quando Alphabet è passata sotto l’ombrello Google. E non è finita qui. A scendere nelle prime quattro posizioni troviamo Apple, dominante dal 2010, Microsoft e la sorpresa Facebook. Il social di Zuckerberg supera ExxonMobil (principale compagnia petrolifera statunitense a livello mondiale) decretando l’avvento definitivo dell’economia globale proveniente dalla Silicon Valley. A pagarne le spese è il settore petrolifero dell’old economy, porzione trainante fino a non più di dieci anni fa. Il crollo del valore del greggio non ha avuto solo ripercussioni sul taglio al valore della benzina e del diesel. Standard & Poors, maggiore agenzia di rating (indice valutazione di un titolo), ha decretato un declassamento di Shell, auspicando la stessa sorte anche a cinque altri colossi europei, tra i quali Eni. I servizi che ormai sono entrati nelle nostre vite quotidiane e che hanno permesso il sorpasso sono sette: Google Search, Chrome, YouTube, Android, Google Maps, Google play e in ultimo Gmail, posta elettronica di Google che ha da poco superato il milione di utenti. Elementi, questi, che compongono il “core” (nucleo) delle attività di rete del titolo, lievitando le entrate dell’anno appena concluso del 13,5%, per un valore complessivo di 74,54 miliardi. Gli affari di Alphabet sono iniziati a salire dal 2015, con le azioni che pian piano sono passate dai 500 dollari di base fino agli 800 di oggi e gli utili convertiti in ben 23,5 miliardi. Ora la gara si sposta sul litorale Silicon Valley, dove le prime quattro società si daranno battaglia provando a superare il nuovo primato. A far più paura in previsione è la società di Zuckerberg. Facebook è l’unico ad aver creato un fremito a Google nel giorno della consacrazione grazie alla sua velocità nell’attaccare e impossessarsi della pubblicità mobile, elemento trainante dell’andamento di queste società in Borsa nel secondo trimestre 2016.

Il neo nella valle – Unica pecora nera di questo netto trionfo della Silicon Valley è Yahoo (altro motore di ricerca fondato nel 1994). Marissa Mayer, proprietaria della società, ha annunciato un taglio del 15% della forza lavoro, con conseguente chiusura di alcuni divisioni. Starboard Value, fondo speculativo di Yahoo, ha chiesto cambi al vertice e vendita delle attività di rete del titolo. Per adesso però la Mayer non è intenzionata a lasciare il timone della società.

New economy – Per capire bene il successo di Google bisogna andare più in profondità e capire cos’è la new economy. Con il termine new economy si intendono tutte quelle attività, imprese e investimenti inerenti nuove tecnologie informatiche gestibili attraverso Internet. Vero tratto distintivo di questa nuova frontiera economica è la possibilità di operare in un mercato globale. Si abbattono i costi di gestione e consente alle società di non essere per forza legate ad antichi canoni quali la sede fisica dell’impresa. Il vero nucleo della società è virtuale, in rete.