Volkswagen, scandalo emissioni: crolla il mito Germania


I test manomessi negli Stati Uniti mettono in dubbio la credibilità tedesca. Italia, Francia e Regno Unito chiedono l’avvio di un’indagine. In bilico la posizione dell’ad Winterkorn


Volkswagen AG Presents Financial Results For 2010Nello scandalo sulle emissioni delle auto Volkswagen negli Stati Uniti in ballo c’è molto di più dell’immagine della casa automobilistica tedesca, c’è la reputazione e la credibilità di tutto il made in Germany. E ora il rischio è che il caso si allarghi ed esca dai confini Usa, coinvolgendo le attività del gruppo di Wolfsburg in tutto il mondo.

A scatenare la tempesta è l’accusa del governo americano di aver manipolato i dati riguardanti mezzo milione di veicoli diesel venduti dal 2008 a oggi in America. Tutto per aggirare i limiti inquinanti. Ma a gettare un’ombra su quello che è ormai il più grande costruttore automobilistico del mondo per vendite, è il particolare che tutto questo sia stato fatto deliberatamente. Per far risultare minori le emissioni dei propri motori, la casa tedesca avrebbe utilizzato un sofisticato algoritmo per software. Un programma che riusciva a identificare quando la vettura veniva sottoposta ai test e che permetteva di modificare i parametri di funzionamento per rendere i valori delle emissioni in linea con i limiti imposti. Questa applicazione illegale sembra sia stata in grado di ridurre da 10 a 40 volte le emissioni inquinanti, a seconda delle condizioni di utilizzo. Una frode, insomma, smascherata dall’Epa, l’ente americano per la tutela dell’ambiente, dopo un’indagine durata un anno.

Il gruppo tedesco ha ammesso l’imbroglio e l’amministratore delegato Martin Winterkorn ha chiesto scusa ai consumatori. Subito è partita un’indagine interna e sono state bloccate le vendite delle vetture sul territorio statunitense. La certificazione delle emissioni inquinanti, infatti, è un elemento importante dell’omologazione di un veicolo e in teoria, la legge parla chiaro, l’auto che non corrisponde ai valori dichiarati andrebbe ritirata dal mercato. Ma il vero problema per Volkswagen è il rischio di un’inchiesta penale e una pesante sanzione: 37.500 dollari per ogni macchina, ben 18 miliardi di dollari in totale. Anche se probabilmente l’Epa deciderà di comminare una multa più contenuta perché, nonostante tutto, un colpo del genere potrebbe mettere in ginocchio la casa automobilistica. Diciotto miliardi sono infatti più quanto incassi l’intero gruppo di Wolfsburg in un anno. E proprio perché questo scandalo rischia di avere pesanti conseguenze (il titolo in Borsa è precipitato alla notizia del “dieselgate”), la casa tedesca ha annunciato che accantonerà 6,5 miliardi di euro nel terzo trimestre per affrontare i possibili costi.

Lo scandalo emerso rischia di compromettere gli affari del gruppo tedesco in tutto il mondo e non solo negli Stati Uniti, dove Volkswagen vende il 6% delle auto prodotte.  Richieste di spiegazioni sono arrivate da Francia e  Regno Unito, che hanno sollecitato un intervento dell’Ue. La portavoce della Commissione Ue, Lucia Caudet, ha affermato l’Europa non può avviare un’indagine, ma chiede certezza rispetto ai limiti delle emissioni. In Australia il dipartimento del governo che gestisce le verifiche ambientali ha chiesto alla Volkswagen se anche i veicoli venduti nel paese siano equipaggiati con il software “civetta” scoperto negli Stati Uniti. Una richiesta simile è giunta anche da Seul. Il ministero dell’Ambiente sudcoreano ha convocato i responsabili del gruppo tedesco per raccogliere informazioni sul caso. La Corea del Sud ha infatti annunciato verifiche su tre dei modelli diesel della casa tedesca. L’indagine nel Paese coreano coinvolgerà tra 4mila e 5mila veicoli Jetta, Golf e Audi A3 prodotti nel 2014 e 2015. Le stesse autovetture sotto accusa negli Stati Uniti.

Anche l’Italia vuole vederci chiaro e il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha annunciato di aver chiesto a Volkswagen Italia rassicurazioni sul mercato italiano. Intanto il ministero dei Trasporti italiano ha avviato un’indagine interpellando sia il Kba (Kraftfahrt-Bundesamt), il maggiore omologatore delle auto in questione, sia il costruttore tedesco. Tuttavia non è detto che i valori delle emissioni inquinanti rilevati in Usa siano fuori anche dai parametri europei. Nell’Ue vigono limiti differenti per la omologazione e in realtà ogni stato, regione e comune applica regole diverse.

Di certo è probabile un imminente terremoto all’interno del management di Volkswagen. Secondo una anticipazione del Tagesspiegel, l’amministratore delegato Martin Winterkorn avrebbe perso la fiducia del consiglio di sorveglianza e mercoledì il presidio dello stesso dovrebbe comunicargli la decisione di mandarlo via. Il giornale tedesco rivela inoltre che a succedergli dovrebbe essere il capo della Porsche Matthias Mueller. Per ora la casa automobilistica ha ribadito che i falsi valori di emissioni riguardano soltanto i veicoli statunitensi, ma ormai il mito dell’efficienza e dell’affidabilità tedesca è messo in dubbio. Perché in effetti, come ricorda il claim “Das Auto” presente in tutte le campagne pubblicitarie del gruppo di Wolfsburg, l’identificazione tra Volkswagen e Germania è pressoché totale.