Civati: “Sto con Tsipras, ma è lontano anni luce da Renzi”


Il premier italiano attacca Varoufakis per “minacciare” la minoranza del partito. L’ex ministro greco: “Non ti sei liberato di me, ma della democrazia”.


Prima era amore, un trio compatto unito dalle camicie bianche, dalla giovane età e dallo spirito rottamatore: Matteo Renzi, Yanis Varoufakis e Alexis Tsipras. Poi l’Europa si è messa in mezzo. Il primo ministro greco ha scelto di rimanere nell’euro, il suo collega italiano ha applaudito la dura decisione mentre il numero due di Syriza li ha abbandonati. Una parabola, forse, che potrebbe essere paragonata con un po’ di fantasia a quella di un Pippo Civati, prima amico della Leopolda, poi lontano anni luce da Renzi. Il leader del Pd, però, non ama chi volta le spalle al proprio partito. Quindi, come gli ex dem da amici sono diventati nemici, così l’ex ministro dell’economia greco è diventato esempio negativo da non seguire: “Chi di scissione ferisce di elezione perisce, e anche questo Varoufakis ce lo siamo tolto”.

Proprio per niente, ribatte irritato il greco, è vivo e vegeto, anche politicamente. Subito dopo aver saputo di essere stato nominato, Varoufakis aveva twittato: “Non ti sei liberato di me ma della democrazia nel momento in cui hai ricattato Alexis Tsipras”. Oggi, il “message for Mr. Rentzi” – sul suo profilo l’ex ministro lo chiama proprio così – è apparso molto più lungo ed elaborato, ma i toni restano ugualmente duri: “Giocando un ruolo in quella imboscata da vigliacchi contro Tsipras hai perso la tua integrità di democratico europeo. Forse pure l’anima”.

Il trio, quindi, si è trasformato presto in duo, difficile dire se affiatato o meno. Che Tsipras abbia perso quella verve riformatrice e quella intransigenza iniziale sono in molti a dirlo. Nonostante il referendum, ha ceduto alle pressioni della Troika e ha abbondato il piano dracma. Matteo Renzi potrebbe aver contribuito a riportarlo a più miti consigli, far restare la Grecia nell’euro contravvenendo alle promesse di Syriza. Il partito si è spaccato, Varoufakis ha lasciato e il primo ministro ha scelto di mettersi alla prova, andare di nuovo alle elezioni. E il Paese ha avuto fiducia in lui, nonostante tutto. Perché? Perché, dice Pippo Civati, “avere accettato un compromesso che Tsipras è il primo ad avere definito pessimo significa solo non aver voluto uscire dall’euro, non che si rinuncia alle proprie convinzioni. Il giudizio lo daremo compiutamente tra qualche mese”.

Anche Civati, infatti, seppur appartenga alla categoria dei fuoriusciti che lo porterebbe più vicino a Varoufakis, continua ad appoggiare il primo ministro di Atene, perché “la sua volontà e la collocazione del suo partito sono lontani anni luce da questo governo”. Con Tsipras, quindi, si continua a stare, nel Pd, invece, non c’erano più le condizioni per restare. Diversa la posizione del secondo fuoriuscito dem, Stefano Fassina, stanco di veder firmare compromessi anche fuori dall’Italia. Fassina e Varoufakis potrebbero essere lo specchio l’uno dell’altro.

È lecito, quindi, poter parlare di un’analogia tra la minoranza democratica e i ribelli greci? Sì, se Renzi ha scelto di usare il caso Varoufakis come deterrente per i dissidenti del suo partito, ricordando che abbandonare la barca vuol dire finire come l’ex ministro dell’economia. Certo l’ala di sinistra del partito democratico dovrà essere stata incoraggiata da movimenti come quello di Podemos, di Syriza e ora di Corbyn. Ma chi è ormai fuori dal partito italiano non è detto che stia con chi è fuori da quello greco, e chi, invece, è rimasto un dem non è detto che abbia condiviso la scelta di Tsipras. Se differenze tra Italia e Grecia ci sono, allora e forse il Presidente del Consiglio dovrebbe preoccuparsi della sua stessa affermazione? “Chi di scissione ferisce, di elezione perisce”? Perché un distinguo, almeno per ora incolmabile, tra lui e Tsipras resta: il secondo è stato eletto, anzi rieletto. Renzi ha conquistato la sua legittimazione popolare alle Europee, non in Italia.