Liga, 25 anni della nostra vita dentro una notte a Campovolo


E’ il concerto dei record: arrivano in 150.000 per oltre tre ore e mezzo di musica. Promessa finale e nessun addio: “Tranquilli, non seguirò l’esempio della Pennetta”


12006622_10153702188466522_1398866181520278843_oDividete 300mila mani per due. Fanno 150mila persone. Tanti erano quelli venuti fino a Reggio Emilia per vedere Ligabue. Per loro, però, lui è semplicemente Luciano. È così che lo chiamano, come fosse il vicino di casa o un vecchio amico. È quello il nome che urlano, in attesa di un evento, il terzo Campovolo, che voleva battere tutti i record. E forse c’è riuscito.

Per Ligabue – o Luciano, fate voi – è stato il concerto più lungo della sua storia. Oltre tre ore e mezzo di musica per ripercorrere i primi 25 anni di carriera. Una carriera costellata di successi a vederla da fuori, ma tra una canzone e l’altra lui non può fare a meno di ricordare che di momenti duri ce ne sono stati, pubblici o meno.

Le parole, però, vengono spazzate via dalla musica. Una musica dura, rock, come quella che ha segnato i suoi inizi. Sono le 20.30 spaccate quando sale sul palco. Sul Campovolo sta scendendo il buio. Lui arriva, non dice nulla e inizia a suonare. La notte si accende sulle note di “Balliamo sul mondo”, brano di apertura del suo primissimo album, “Ligabue”, datato 1990. Lo canterà tutto, quell’album, come promesso, insieme alla band dell’epoca, i Clan Destino. Compresi i brani meno fortunati, come “Radio Radianti” e “Freddo cane in questa palude”. Lui ci scherza su e al pubblico dice: “Questi non ve li siete mai cagati tanto”.

Ma poco importa, la festa continua. Va avanti sulle note del suo album più celebre, “Buon compleanno Elvis”. È il 1995, Ligabue è già stato consacrato nel panorama musicale italiano, ma ha alle spalle un flop, quello di “Sopravvissuti e sopravviventi”. Un altro passo falso e rischia di diventare una delle  meteore che oggi vediamo passare sugli schermi delle nostre tv. Il successo con l’album d’esordio, il secondo trainato dal primo e poi lo stop. Lui sa di essere a un bivio. Così si chiude in studio con la sua nuova formazione e partoriscono lui, “Buon compleanno Elvis”, sette singoli e un milione di copie vendute. Ce l’ha fatta.

La prima canzone è “Vivo morto o x”. Il pubblico si scatena, per calmarsi sulle note di “Seduto in riva al fosso”. È poi il turno di “La forza della banda” e “Hai un momento, Dio?”. La scaletta va avanti, un singolo dopo l’altro, seguendo rigorosamente l’ordine previsto nell’album originale. Tutti dunque sanno quando sarà il turno di “Certe notti”, ma basta qualche accordo di chitarra per far esplodere i 150mila. Pochi accendini, tanti smartphone e migliaia di voci. Sembra quasi di essere in una di quelle notti lì. L’adrenalina sale ancora con “Viva!” e “I ragazzi sono in giro”, poi lentamente si lascia cullare da “Leggero”, brano di chiusura dell’album. Ligabue ringrazia la band dell’epoca – solo il chitarrista Federico Poggipollini suona ancora con lui – e spalanca le porte del presente.

La terza parte del concerto si apre con “C’è sempre una canzone”, singolo tratto dall’ultimo album, “Giro del mondo”. I giovanissimi si entusiasmano, i maturi – quelli che negli anni ’90 facevano sogni di rock’n’roll –  storcono il naso, ma si lasciano trascinare. C’è ancora tempo per ricordare questi venticinque anni, promette lui. E lo fa con “A che ora è la fine del mondo?”, “Tra palco e realtà” e “Ho perso le parole”. È un batti e ribatti tra passato e presente: “Il meglio deve ancora venire” contro “Il giorno di dolore che uno ha”, “Il muro del suono” che sfida “Questa è la mia vita”.

“Buonanotte all’Italia”, però, mette d’accordo tutto. Sullo schermo dietro di lui scorrono le immagini di chi ha reso e rende grande tutta questa bellezza senza navigatore. Pier Paolo Pasolini e Marco Pantani, Dario Fo e Pino Daniele, Vittorio Gassman e Fabrizio De André. Il Campovolo sta finendo. Lo sanno i fan, ormai stanchi dopo tre ore e mezzo di urla e salti. Un altro paio di canzoni, poi Ligabue dice:  “Se la Pennetta, dopo aver vinto gli US Open ha deciso di ritirarsi, io, dopo il mio Campovolo, non lo farò, perché se io posso contare su di voi, fino a quel momento voi potete contare su di me”. Per l’addio c’è ancora tempo, quindi. E dopo aver fatto pace con un passato glorioso e ingombrante, Ligabue è pronto a scrivere un’altra pagina di musica. Sempre con la scusa del rock’n’roll.