L’insostenibile bruttezza del nuovo inno dei 5 Stelle


La canzone dei grillini non colpisce per stile. Però è in buona compagnia: dal “Presidente siamo con te di Berlusconi” al “Fatemi canta’” del senatore Razzi. Ed è già iniziata la corsa alla top degli orrori


inno_m5s-k6NG-U106012759841563uD-428x240@LaStampa.itAllora, chiariamolo subito: “Lo facciamo solo noi“, il nuovo inno del Movimento 5 Stelle, è brutto oltre ogni speranza. Ma nella colonna sonora della politica c’è una necessità di bruttezza che sfugge alla maggior parte dei commentatori. Se un inno fosse, non diciamo bello, ma quanto meno orecchiabile, se avesse un significato non diciamo profondo, ma almeno non stereotipato, ecco, non sarebbe un inno politico. E questo perché il messaggio dev’essere abbastanza semplice da risultare chiaro a tutti e sufficentemente volgare da rimanere impresso nella menti degli elettori 2.0 (di tutti gli schieramenti, chiaramente). Così sembra ingeneroso affondare il colpo sull’ultima colonna sonora del Moviemento 5 Stelle, elaborata da Massimo Bugani, Simone Pennino e Andrea Tosatto per il raduno di Imola dei prossimi 17 e 18 ottobre. Ma è stato pubblicato da poco sul blog di Beppe Grillo e diffuso sulla rete. Il fatto merita un commento.

Il nuovissimo inno dei 5 Stelle (da Youtube)

Un’esegesi completa è un’impresa impossibile nel ridotto spazio di un articolo. Da dove cominciare? Forse da quel “Lo facciamo solo noi” iniziale, d’impatto dirompente, che abbandona il sottointeso erotico non appena risuonano i versi successivi “di salire sopra il tetto / di pretendere rispetto / da chi proprio non ce n’ha”? Dagli accenti mutanti, dove il suono Italia (It-à-lia) va incontro a una metamorfosi kafkiana (ricordate il racconto? “Un mattino, al risveglio da una notte di sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò tramutato in un orrendo insetto…”) trasformandosi nel grottesco Ital-ì-a per accordarsi alla base musicale? Dall’assoluta padronanza del’orrido, trasparentissimamente testimoniata dal distico “di difendere l’ambiente / di arrestare il delinquente” (sottinteso: “lo facciamo solo noi”)? No, bisogna rinunciare. E iniziare a pensare a rimpiangere Fedez, con “Io non sono partito” dell’anno scorso.

La canzone si caratterizza per l’accontanamento del mottoOgnuno vale uno“, fondamento portante del Movimento e imprescindibile postulato nell’ottica della società futura guidata dalla conoscenza allargata internettiana teorizzata dal teorico Gianroberto Casaleggio con il nome di Gaia. Rimane intatta l’idea di una lotta contro un mondo, quello rappresentato dall’attuale sistema della “Casta”, destinato all’estinzione dalle leggi della storia e del destino. Il finale è più di un augurio, è una certezza: “Per fortuna che prima o poi / governiamo noi”. “Governiamo noi” è ripetuto quattro volte.

A questo punto però occorre spezzare una lancia a favore degli autori: “Lo facciamo solo noi” allarga soltanto, non crea e, forse, non guida, la schiera degli inni politici degli ultimi anni. Se avrà successo, staremo a vedere. Qui ci si limita a ricapitolare una storia già scritta. Ricordiamo allora, tra tutte le hit politiche, il famosissimo e agghiacciante “Presidente siamo con te” del fu Pdl, composto per le elezioni dell’aprile 2008, probabilmente il capolavoro del genere. Leggendario è rimasto il coro “Presidente siamo con te, meno male che Silvio c’è”. Silvio, precisiamolo, è proprio Berlusconi.

 
“Presidente siamo con te” (da Youtube, postato da harrypotter86)

Un’ultima menzione d’onore va alla vetta dell’assurdo del senatore Antonio Razzi, datosi temporaneamente al bel canto e alla danza nel video “Fatemi canta’”, che riportiamo qui sotto.

Fatemi canta’ (video ufficiale da Youtube)