Morte, prostituzione e traffici: dentro la guerra siriana


La foto del piccolo Aylan e l’Europa scopre una guerra scoppiata quattro anni fa. Il racconto di Carmen, archeologa sulla linea del fronte


kobaneChi l’ha vista la guerra? L’Europa l’ha scoperta una settimana fa. La foto di Aylan, tre anni, sulla spiaggia turca di Bodrum, morto annegato. Quella immagine ha fatto piangere il mondo. E l’ha svegliato. Aylan scappava con papà, era partito da Kobane, città della Siria, dove la guerra è esplosa a settembre di un anno fa. Tempi di guerra, altre storie. “Era il 27 luglio, lo ricordo molto bene. Da quel giorno abbiamo iniziato a sentire chiaramente i boati dei bombardamenti”. Carmen ha 27 anni, è appena rientrata dal confine tra Turchia e Siria. Ha lavorato tutta l’estate ha fatto l’archeologa, ad Alalakh. Tre chilometri più avanti si combatte. Qui senti i boati, ascolti le voci. Qui la guerra trascina le sue storie.

“Molte profughe che arrivano qui diventano amanti o concubine dei residenti. Le chiamano le ‘Syrian girlfriends’”. Anche Mohamed, guardiano notturno nel villaggio di Tayfur Sokmen-Koyu, residenza degli studiosi occidentali per la campagna di scavi estivi, aveva la sua. “Una sera, mentre stavamo parlando, il guardiano ci ha mostrato la foto di una donna con il burka, dicendo che era la sua ragazza siriana. Poi è arrivata sua moglie con i figli. Mohamed ci ha fatto segno di non parlare”.

“E’ normale, qui ce l’hanno tutti” hanno confermato gli operai. “Le ragazze accolte in Turchia non hanno un centesimo e sono senza lavoro. Non hanno altre alternative. Non possono che trasformarsi in prostitute o concubine”.

Carmen ha lavorato ad Alalakh anche durante i  mesi del Ramadan. Gli operai del suo scavo, nei tre giorni di celebrazioni per la fine del digiuno, parlavano tra loro di andare al campo dei rifugiati di Atmeh a festeggiare. Lì il corpo di una ragazza non vale più di 5 lire turche, poco più di 2 euro. “Invitavano i colleghi stranieri a unirsi a loro. Gli uomini, ovviamente”.

In tempo di guerra ci si abitua in fretta ad arrangiarsi. Da una parte e dall’altra del confine fiorisce il contrabbando. “Alcuni degli operai che lavoravano con me attraversavano la frontiera lungo il fiume Oronte. Tornavano con stecche di sigarette o con benzina, a volte carichi di marijuana e pasticche di allucinogeni”. Il prezzo di una stecca di Marlboro, in estate, era di circa 15 lire turche, il triplo di una rifugiata di Atmeh. “Con la rivendita di 10 pacchi di sigarette siriane, in Turchia ci vivevano per un mese”.

Ma le vere protagoniste dei conflitti sono sempre le armi e la paura. Anche a tre chilometri dal confine, i combattimenti e le violenze si facevano sentire. “A metà luglio, tra le 2 e le 3 di notte, è saltata l’elettricità per un quarto d’ora. Non era un guasto. Ad Aleppo, 60 km a est, era esplosa unautobomba”. Due settimane dopo è iniziata l’offensiva aerea dei turchi, decisa dal governo di Ankara, contro jihadisti e curdi. “Era il 27 luglio, lo ricordo molto bene. Da quel giorno abbiamo iniziato a sentire chiaramente i boati dei bombardamenti”.

460233_10150845331736978_1055572904_oQuella di Atchana è una zona abbastanza tranquilla. Poco lontano, a Incirlik, sorge la base aerea della NATO. Durante gli scavi l’esercito turco era schierato a ridosso della valle del fiume Afrin, affluente dell’Oronte e snodo cruciale della strada per Kobane. I lavori di scavo ad Alalakh sono proseguiti senza incidenti per tutta l’estate. Il team di archeologi specialisti di cui faceva parte Carmen è riuscito a estrarre dal suolo molte ceramiche della civiltà ittita, risalenti ad un periodo tra il 16mo e l’11mo secolo a.C. Una piccola vittoria di fronte alle devastazioni di tesori artistici compiute dall’Isis in Iraq e Siria. “L’unica cosa che possiamo fare per preservare i siti archeologici è sensibilizzare le persone dei villaggi vicini con il nostro lavoro, perché capiscano l’importanza della storia. Come è successo a Palmyra, dove operai e archeologi hanno lavorato fino all’ultimo momento e Khaled Asaad, responsabile dell’area, è stato decapitato dai soldati del califfo. Poi, è ovvio, tra un sito e la vita, si sceglie la vita”.

Carmen dovrebbe tornare ad Alalakh a febbraio del 2016.  Ha un altro nome, una cautela dettata dalla paura dei rapimenti. Solo un anno fa, ad Aleppo, le cooperanti italiane Vanessa Marzullo e Greta Ramelli furono sequestrate dalle brigate jihadiste di Al-Nusra e tenute in ostaggio per 5 mesi e mezzo prima di essere rilasciate. Dopo aver visto la guerra.